terra di mezzo

Un percorso nel vuoto…

Visualizzare una bellezza segreta e sotterranea. A questo ho pesato questa sera per voi con il mio saluto.

Vi lascio avvolgere da atmosfere cupe e fascinose, una sorta di blues modernista, anche ipnotico. Vi lascio addentrare all’interno di una scenografia musicale capace di far prolungare i vostri sguardi rapiti, portandoveli oltre i confini del visibile, fino a scendere nelle profondità dove la storia vera e propria diventata musica e prende corpo. Ascoltare Hugo Race significa scorgere proprio in lui una sorta di aura impregnata di sacralità. Ma non di quella più consona e tradizionale con cui spesso ci imbattiamo. Parlo di quella che più di tutte si avvicina al voodoo. Alla fine è questa “l’aura sacra” che scorre nelle vene ad Hugo, e lo si capisce subito dalla voce, dai suoni, dalla dimensione intima e liturgica con cui lui sviluppa ogni sua canzone. Hugo sa mantiene sempre un suo personale e forte legame con le radici oltre che con l’essenza della musica stessa.

Approfondite la conoscenza di questo cantante se pensate possa essere di vostro gradimento anche perché una cosa dovete saperla… Prima di tutto è in continua connessione con il nostro paese, l’Italia (Hugo Race ha vissuto in Sicilia), e poi èuna leggenda vivente dell’underground internazionale…

terra di mezzo

‼️Immobilità permanente

a furia di ricevere legnate
si è formato un callo
proprio lì, sotto il seno
nessun sospetto della sua esistenza
ma al tatto, quello mi frega chi mi accarezza
resta muto e spiazzato,
immaginando quanto tempo gli sia servito per formarsi.
è una storia che si ripete puntuale ma ancora non mi ci sono abituata…

Non imparo mai ad allontanarmi spontaneamente e per tempo, da chi si lamenta di tutto, ma soprattutto da chi fa la vittima. Aggiungo pure da chi parla sempre e solo dei suoi problemi senza ascoltare mai quelli degli altri. Da chi prova invidia, o è negativo, geloso, e aggiungo pure i peggiori, quello che criticano costantemente, senza farsi mai un esame di coscienza prima. Credetemi, a volte mi sento come la carta moschicida appesa al lampadario in una giornata afosa: attiro mosche ronzanti, che mi si appiccicano addosso e non posso fare altro che attendere la loro fine.