Un nodo stretto alla gola.

Mi sento come un proiettile sparato ad altissima velocità, con una traiettoria ben segnata e ben predisposto a colpire qualcosa, che sta in fondo ad un organo invisibile per molti ma non per me. Si, un proiettile dalla punta argentata che deve arrivare dritto al mio cuore e spaccarlo. Perché? Ma per tutto quello che mi sta capitando da tempo intorno. Questa è una ennesima giornata da prendere con le pinze, non sta andando niente per il verso giusto, anzi va anche peggio di come pensavo. Chi mi conosce sa quale è la ragione di questo stato di malessere disarmante. Uno stato legato alla mia irreversibile impotenza, davanti ad attacchi incomprensibili sempre più legati alle compulsioni ossessive di mio figlio. Accendo la musica tiro le tende, vorrei urlare, buttarmi giù dal piano in cui abito. Già mi vedo bella fracassata e senza vita da basso. Già vedo la piccola folla che mi circonda pure non curante delle norme di distanziamento sociale. E sento anche i brusii … “ poverina, alla fine non ha retto LEI”. Troppo facile vero? Un bel lancio e tutto finisce, finisce la sofferenza, il dolore, la follia di andare avanti per questa strada che porta solo tutti a stare peggio nella mia casa. E invece cosa faccio? Apro davvero tutte le finestre, impreco iddio, maledico il giorno in cui tutto è iniziato… tento in tutti modi di inghiottire il boccone amaro e di non piangere, e accendo la musica. Unica ancora di salvezza pensate voi? No, è solo la mia stancante follia che cerca un riparo perché se no impazzisco davvero. E mi domando : “ma io che alternative ho? Fuggire da una realtà che mi sta stretta?”

Impossibile da farsi, ho una coscienza, io non scappo davanti all’impossibile. Sono una madre, le madri non scappano, si rimboccano le maniche e tirano su lo schifo come se nulla fosse.

E per quanto faccia ogni giorno, è come se non riuscissi mai a farlo bene, e mi sento sempre più impotente. Incapace . Inutile.

Una macchia d’olio da eliminare …

Come mi sento adesso? Mi sento come un cane che si morde la coda, che continua a girare su se stesso senza freno, e che non giunge da nessuna parte. Forse ho bisogno di una benedizione, forse ho bisogno di un esorcismo, o forse ho bisogno… e non so come chiedere.

dolor de cabeza

La compagnia migliore che ho avuto in questa giornata di sole spaccapietre, tipicamente estivo è stata un gran bel mal di testa che non ha nessuna intenzione di sparire, neanche adesso. nonostante lo abbia avvelenato con due analgesici. Certe compagnie purtroppo, mi si appiccicano addosso come la carta moschicida con le mosche e non solo per quanto riguarda un mal di testa… ma anche molto molto di più. L’unica nota positiva è una bellissima mascherina che mi hanno regalato e che non vedo l’ora di indossare domani che devo andare fuori…già già. Forse il mio tono potrà risultare un po’ aspro stasera ma sfido chiunque a stare tranquilla, o tranquillo, con una compagnia del genere… come il mio mal di testa, così assillante invadente martellante e anche un poco stronzo. …

Ah il mio bagno non lo potevo spostare!!!

😉

Busso… posso? 🙏

Il mio dolore è il mio dolore e lo dice anche il pronome possessivo che ho usato “mio”. Posso gestirmelo, soltanto io e non posso neanche pensare che qualcuno se ne possa fare carico in parte, o che lo adotti, o semplicemente me lo faccia passare. È un sentimento mio e resterà per sempre di mia proprietà. Però adesso mi sembra ingiusto per voi, che siete così presenti nella mia vita qui, che io abbia alzato i ponti per non far accedere a nessuno ai miei pensieri. Che abbia messo il Mute attivo e che domani come se nulla fosse accaduto, io riprenda il mio starmene con voi. C’è un “grazie” di dovere, per i pensieri che mi avete lasciato in ogni caso, che apprezzo e tengo stretti. Grazie… Il giorno è andato, lasciando il posto al crepuscolo della sera che avanza sempre di più, e il mio grazie a voi, ha il sapore musicale , come è da sempre nel mio stile.

Ve lo anticipo… Nessuna presunzione, non penso di avere dei fan qui… ma amici si … poche, buone amicizie 🤗

È una canzone degli Smiths, scritta in un momento di forse lucida consapevolezza della band dell’esistenza dei fan e delle emozioni che le canzoni trasmettono.

Un momento di unità tra la band e il pubblico. Anche i quattro artisti della band erano a loro volta fan di un grande volitivo estroverso personaggio … il “Duca Bianco” e per il suo “Starman”. Starman brano del 1972…. un brano così glam… e loro invece così post punk, indie, alternativi …

Questa strofa è… un mondo di meravigliosa verità:

And when you’re dancing and laughing
And finally living
Hear my voice in your head
And think of me kindly

“Quando stai ballando e ridendo

e infine vivendo,

Ascolta la mia voce nella tua testa

e pensa a me con gentilezza.”

Ahhh Morrissey!

Se riesco vi lascerò la buonanotte. Per ora buon proseguimento di serata!

Fuoco nelle ossa.

Che sapore ha una giornata uggiosa?

Mogol non lo ha mai rivelato nella canzone scritta nel 1980 per Battisti.

Ferro… metallico, ferruginoso… sa di ferro. Sto un po’ out miseria bastarda. Non per il tempo. Si sa, la pioggia mi piace. Out per i miei sogni notturni. Sognare mio padre che sta male e sanguina non è il massimo del sogno. L’inquietudine prende il sopravvento al bisogno della rassegnazione che non arriverà, e se mai decidesse di arrivare, arriverebbe troppo tardi per me. Cerco un nascondiglio dove lasciare fluire un dolore che mi sfianca, ma sono dell’idea che sarà difficile trovarlo, perché in verità, non lo cerco. Masochismo all’elevata potenza. Sto borderline … dentro una solitudine che mi consuma. Ma… indosso la mia solita maschera quotidiana, per rendere più accettabile lo scorrere del tempo senza mio padre ai miei famigliari. Forte e risoluta con la mamma, risoluta e forte con mio figlio. Nel mezzo, l’alimentazione costante del dolore, con taniche di quell’ etilico oggi introvabile. Nella mia testa c’è ne stanno galloni su galloni da poter incendiare l’intero globo terrestre.

attingere all’essenza dell’universo…

Poesia in musica ai tempi della Beat Generation…

E ancora auguri a tutte le mamme! Ricordatevi l’azalea della Fondazione AIRC mi raccomando! 😉 quest’anno è disponibile solo su Amazon, a causa della pandemia. Non nelle piazze di tutta Italia.

Due parole rivolte alla “Musica” di un certo spessore generazionale …

Verso la fine del 1964 il poeta beat newyorkese Ed Sanders, attivista politico della sinistra radicale americana, anche giornalista, che dirigeva un negozio di libri e pubblicazioni alternative chiamato “Peace Eyebook”, ebbe la brillante idea di mettere in musica le proprie poesie e quelle di un conoscente, un tizio di quarant’anni di nome Tuli Kupferberg che abitava lì vicino, ed era anch’esso un poeta appartenente alla Beat Generation . I due decisero di formare un gruppo che combinasse poesia, folk, rock e agitazione sociale; il tutto condito con un senso dell’humor tipico della cultura ebraica, dal momento che Kupferberg era un ebreo di origini europee.

Fu così, da un guizzo geniale di Ed Sanders che nacquero i The Fugs, un gruppo degli states fra i primi a fondere davvero musica rock e poesia. Uno stile oggi riconosciuto col nome di avant rock e proiettato in quel tempo a fare sana “satira politica”.

I The Fugs resteranno nella storia della musica, come il primo vero gruppo underground!

Era un lontano 1966…

Solo un pezzo… perché la voglia di “approfondire” deve conquistarvi …

Vi metto il testo della poesia in musica.

Morning, Morning

Morning morning
Feel so lonesome in the morning
Morning morning
Morning brings me grief

Sunshine sunshine
Sunshine laughs upon my face
& the glory of the growing
Puts me in my rotting place

Evening evening
Feel so lonesome in the evening
Evening evening
Evening brings me grief

Moonshine moonshine
Moonshine drugs the hills with grace
& the secret of the shining
Seeks to break my simple face

Nighttime nighttime
Kills the blood upon my cheek
Nighttime nighttime
Does not bring me to relief

Starshine starshine
Feel so loving in the starshine
Starshine starshine
Darling kiss me as I weep 

Tuli Kupferberg .