Instant History… e molto di più

#iorestoacasa

Questo brano che vi lascio qui, alla fine è stato un po’ la colonna sonora di buona parte della mia domenica.

Vi piacerà! Il brano è qualcosa che ha dentro di se quel modo propositivo di aprirsi al mondo nonostante la paura del momento.

Aver preso un po’ di sole è stato taumaturgico per il mio umore, e arrivare ad avere 23 gradi è stato davvero inusuale per essere ai primi di aprile in città. Sono ancora sul terrazzo sapete? Che bella serata, Dopo due bicchieri di gin/tonic/lemon, tra due taralli un po’ di provola silana e del cacciatore a fette, con Giulia e Francesco mi sento… un po’ ciucca e un po’ frastornata, ma deliziosamente serena! Vicini di terrazzo… dirimpettai veramente. Giulia è ballerina alla Scala di Milano.. ormai in cassa integrazione fino a settembre. Sapeste che fisicoooo.😍 Francesco invece è dirigente in una finanziaria. Sono belli, son davvero belli insieme, e poi il loro fare un po’ milanese e un po’ aretino mi fa sorridere tanto. Lui è toscano, adoro i toscani e la Toscana! Eravamo a distanza di sicurezza regolamentare…e fra di noi, tanta tanta allegria. La tecnologia può tutto ed è diventata essenziale dopo questo maledetto virus. Le videochiamate ormai sono all’ultima moda, soprattutto per gli aperitivi!!😊

Per essere le 21 passate ci son 16 gradi… adesso , il mio acero rosso respira di terra fresca, la camelia invece è un esplosione di fiori. Che meraviglia…

Pero stasera la luna è davvero brillante. Il cielo è di un blu pesto ma lei risplende !

Credo che mi metterò buona buona a ad ascoltare un po’ di jazz. Voi continuate pure a fare quel che vi rende felici. A domani. 🧡🧡

Di speciale…

Per lasciarmi scivolare questo tempo di clausura, che spero tanto, porti me, porti tutti, in un tempo nuovo migliore e di buona novella.

Ho come la sensazione di dover davvero lasciare tutto di me e di quel che sono stata fino a qualche settimana fa dietro le spalle, di dover raccogliere forza e coraggio e quel che mi è rimasto accanto, per intraprendere una nuova vita.

Niente…

sarà più come prima.

Questo l’ho capito.

Lo abbiamo capito tutti.

Tutti.

Un buon sonno … A domani.

Attenzione!

Python Lee Jackson, una rock band australiana attiva dal 1965 al 1968, prima di un breve soggiorno nel Regno Unito. Il successo più famoso del gruppo è stato “In a Broken Dream”, con Rod Stewart come cantante ospite

Vi metto il testo!

“In a Broken Dream”

Every day I spend my time
Drinkin’ wine, feelin’ fine
Waitin’ here to find the sign
That I can understand
Yes I am.
In the days between the hours
Ivory towers, bloody flowers
Push their heads in to the air
I don’t care if I ever know
There I go
Don’t push your love too far
Your wounds won’t leave a scar
Right now is where you are
In a broken dream
Did someone bow their head ?
Did someone break the bread ?
Good people are in bed
Before nine o’clock.
On the pad before my eyes
Paper cries, tellin’ lies
The promises you gave
From the grave of a broken heart
Hmm
Every day I spend my time
Drinkin’ wine, feelin’ fine
Waitin’ here to find the sign
That I can understand
Yes I am. Oh.
I sit here in my lonely room
Don’t push your love too far
You know your wounds won’t even leave a scar
Right now is where you are
In a broken dream
And don’t you forget what I say
Hoo, hoo

Buongiorno martedì 31 marzo

Non ho potuto esimermi da una visita …

Non ho mai, mai visto la mia città così, nemmeno ad agosto.

La mia Porta Venezia… che si apre ad una delle vie dello shopping… Corso Buenos Aires…

Se da una parte sono felice perché questo deserto forzato aiuta noi ad allontanare il contagio da Coronavirus… dall’altra parte mi si stringe il cuore perché è un deserto che la mia città non ha mai vissuto.

C’è una canzone che posso far adattare ad un momento simile. Il mio ricordo per questa canzone, è legato ad un breve viaggio in treno sulla pensilina in ottima compagnia… la cantavamo insieme e forse eravamo felici davvero. Direzione Monza!

Ho divagato, come sempre del resto… la canzone è del 1969. Equipe84 “tutta mia la città”

Tutta mia la città 
Un deserto che (NON) conosco

 

Catturare l’attenzione altrui

Non è mai un’impresa facile si sa. Bisogna saper giocare bene il ruolo e la carta a disposizione.

Si sa che Robert Smith nel 1987 non aveva bisogno di molti escamotage… a parte la sua indubbia bellezza, la voce accattivante e un po’ sorniona, la chitarra elettrica dai rintocchi un po’ naïf e un violino per amico… perché, ma… vi siete dimenticati di Lilly e il Vagabondo per caso?😉 grave, molto grave!

Era il 1987 se non sbaglio… e lui mi “catturava” così… e non solo lui ehhh😬

Sopravvivenza circoscritta.

Spegni il cellulare per non avere rotture di cz. Stacchi internet a casa per non incorrere in frustrazioni superflue. Accendi la Musica e vai a fare due passi fuori. C’è una sorta di umidità che si posa per terra e ti fa lasciare orme. Nemmeno le riconosci. Le giornate si allungano, ma fa sempre buio troppo presto. Mio figlio è disperso nella mia nebbia e non so più come trovarlo. A volte bisogna, si è costretti ad allontanarsi, per fare del bene. Sono stanca di aforismi benevoli sull’essere madre. Mi illudono, non portandomi mai da nessuna parte. E affogo nei miei stessi dubbi e incoerenze.