Á Papà, è Dumínica…

Ci sono momenti in cui chiudo gli occhi per immergermi nella memoria di mio padre. Un uomo tutto d’un pezzo, integro nella sua moralità, nel suo rispetto per il prossimo, nel suo rigore, nel suo pudore…

Perdere “il mio uomo perfetto”… ed esserne ancora arrabbiata, ancora delusa…

Io l’ho amato e lo amerò sempre. Continuerò a dargli luce finché la vita me lo permetterà, e quando la nostalgia la farà da padrona, attingerò dai miei cassetti della “memoria del cuore” fatta di momenti, di sorrisi, di gesti, di abbracci che mi hanno e mi renderanno sempre orgogliosa di avere avuto un “grande Papà”.

Dalla memoria dei miei cassetti…

Dumínica jurnata di sciroccu
fora nan si po stari
ppì fari ‘n pocu ‘i friscu
mettu a finestra a vanidduzza
e mi vaiu a ripusari
A stissa aria ccà sò putenza strogghi i mò pinzeri,
U cori vola se all’ummra pigghi forma e ti prisenti
nan pozzu ripusari
U suli ora trasi rintr’o mari
e fannu l’amuri
‘un c’è cosa chiù granni
tu sì la vera surgenti
chi sazia i sintimenti
A stissa aria ccà sò calura crisci e mi turmenta
U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
nnò mò jardineddu
mi piaci stari sula
A stissa aria ccà sò calura crisci e mi turmenta
U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
ntò mò jardineddu
mi piaci stari sulu
mi piaci stari sula

Giorni sulla nave

Sono giorni che la mia pressione fa la ballerina! Devo dire che la “minima” mi fa un po’ dannare. Sicuramente il non prendermi incazzature e il non stressarmi sarebbe da regnante in un paese da fiabe per bambini ma in questo mio vivere, fiabe non ce ne stanno proprio. Evvabè, se il cardiologo dice di tornare al mio dimenticato “Enalapril Maleato” ( mi pare più una minaccia sto principio attivo🤭), allora la sottoscritta dice a se stessa…” Ubbidisci sciocca miscredente!!” Ubbidisco… ubbidisco ! Eh ma che modi 😔

Devo dire che quando tramonta il sol… Fa fridd! Fa fridd! 😳 ma finché si regge, un maglione e basta. Qui bisogna risparmiare, e per il pianeta, che per il mio portafoglio più in passivo che in attivo. Succede!

Nel mio cielo di cortile… c’è un puntino luminoso che mi riscalda il cuore e rallegra la mia mente… ” tutto sommato non son proprio sola soletta! Ci stai tu (e penso a papà) che mi guardi e brilli per me! 🌟 grazie… 🧡

Che brano vi lascio ?

Premetto che ho vissuto qualche anno fa questa canzone come un’attentato e una minaccia alla mia vita affettiva… e invece ho scoperto che può anche essere una strada per l’amore … vero.

Perché quella stella che vedete in foto è “grande”, e sta in un cielo “tutto” mio…

Mi stavo scordando una cosa importante… Buona Serata a tutti voi😊

Lo trovassi un titolo…

Tra qualche giorno, il 20 saranno due mesi che papà mi ha lasciata. Io sono ancora molto arrabbiata con lui. Lo so che ci vuole che il tempo passi, ma in ogni caso la mia sofferenza per la sua mancanza terrena mi fa sbandare. Un’altalena di umore che a tratti vorrebbe farmi radere al suolo tutto, e altro invece, che mi fa chiudere a riccio come un’anima persa, e in silenzio piange . Io vorrei riuscire ad urlare ancora, fino a perdere perSempre la voce 😔

“Io sono stanca di stare qui, in questo luogo, in questo posto, in questa terra che sento ormai non più mia. Sono stanca di pensare che tutto passi e tutto si ribalti, perché la morte… che sia di un corpo umano, che sia di un sentimento… quando arriva, ruba tutto e non fa sconti. ”

Ora me ne Vado. Ciao papà mio. Ciao .😔

Ultimo tratto.

Lettera di conforto

È una di quelle giornate in cui costruisco la catena che mi lega all’apatia, anello dopo anello, con paziente devozione, saldandoli uno ad uno, imperfetti, col cannello immaginario, che si consuma fra lapilli sparsi incandescenti e luci folli e accecanti. Giornate come queste mi ricordano te mio caro papà e l’officina ferrosa, dall’odore acre di ruggine bagnata e ferro vecchio. Io non so dove sei papà, so solo che ti scorgo nei miei ricordi di bambina curiosa che rubava trucioli di ferro e acciaio dal tuo tornio, come fossero catenelle d’oro bianco. Li rubavo per far braccialetti e collanine da indossare, ma il più delle volte mi beccavi in fallo, avvertendomi che avrei potuto farmi un gran male. Male perché le mie mani erano di carne tenerla e di perla, mentre le tue erano forti, indistruttibili, nere per la polvere d’antracite e callose per lo scorrere del tempo tuo, fra il ferro e la fucina. E così me li realizzavi tu veloce, quei miei desideri di preziosi da indossare. Avevi 9 anni quando hai iniziato, nel paese da dove te ne sei andato. E io ne avevo nove quando uscivi presto la mattina, in tuta blu e la schiscetta calda e piena fra le mani, che preparava mamma ogni mattina. Dio se mi manchi in giorni piovosi come questi, e benché sia circondata da mille oggetti fatti tuoi, di ferro e acciaio, non bastano a riempire quel rimbombo assordante di vuoto che sento dentro. Mamma in solitudine ora dorme, io in solitudine ora piango.

Ti piango.

Non ti cerco,

io ti spero,

ti respiro.

E Taccio.

Ciao papà.