terra di mezzo

‼️”Pyramid of Pain”

Se volete restare catturati dentro un vortice disneyano di uno dei più bei racconti di C. Dickens… (Grandi speranze del 1861)… allora vi consiglio la visione del film PARADISO PERDUTO (1998) del regista Alfonso Cuaròn.

Il fulcro di questo film è la maestosa capacità di mettere in scena la danza dei sentimenti. Naturalmente la colonna sonora è realizzata con pezzi di Iggy Pop, Pulp, Mono, Tori Amos, Grateful Dead, e molti altri…

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Anni Settanta: l’adolescente Finn pesca gamberi in Florida, e ha talento per il disegno. Un giorno incontra un evaso e di nascosto gli porta da mangiare…

{Una piccola chicca artistica. Tutti i disegni, i quadri che vedrete in questo film sono un’intera opera dell’artista napoletano Francesco Clemente… protagonista della Transavanguardia italiana, il movimento artistico, teorizzato dal critico d’arte Achille Bonito Oliva, nato verso la seconda metà degli anni settanta. }😊

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‼️giornata della memoria …

Ieri sera ho visto in TV Lezioni di persiano,

film di Vadim Perelman liberamente tratto dal libro di Wolfgang Kohlhaase, dal titolo originale Invenzione di una lingua, a sua volta «basato su fatti veri». Si tratta dell’incredibile vicenda di un ebreo belga che si finge persiano per sfuggire alla morte, protetto di seguito da un ufficiale nazista, in cambio dell’insegnamento del farsi, la lingua persiana appunto.

In breve (per chi non lo avesse visto), la storia racconta di un ebreo belga di nome Gilles catturato dai nazisti mentre attraversa la Francia nel 1942, che riesce a scampare all’esecuzione spacciandosi per un iraniano. Infatti sente da uno dei soldati (che non lo perderà mai di vista perché non ci crede che lui sia persiano),che l’ufficiale nazista del Lager, un certo Koch ne sta cercando uno per imparare la lingua farsi.

Quindi, dovrà impartire da quel momento lezioni a un nazista di un idioma che non conosce affatto. L’ufficiale responsabile delle cucine del campo di transito, vuole aprire un ristorante in Iran dopo la guerra, e vuole assolutamente impararne la lingua, per poter meglio integrarsi (ma anche fuggire dalle eventuali rappresaglie) in quel territorio a guerra finita.

E così fin dal loro primo incontro tra l’ufficiale tedesco e il falso persiano inizia un confronto-sfida che avanza lentamente attraverso un gioco di strategia, sempre in equilibrio precario, con continue leggere oscillazioni verso l’uno o l’altro della serie: l’ebreo potrebbe tradirsi? l’ufficiale potrebbe scoprirlo? Passano i mesi nel Lager e tra loro si instaura un rapporto di dominazione e sottomissione, con una vena masochista insistente, in cui le parti si mescolano: ferma restando la traccia etica dell’ebreo davanti al nazista, Koch invece si lascia andare spesso a dure punizioni per poi aprirsi a concessioni; lui ha bisogno di Gilles per coltivare il paradossale “sogno” di aguzzino. Ma in tutto questo il falso persiano diventa anche essenziale per via delle sue lezioni. Più va avanti la trama più l’ebreo diventa insostituibile e dunque dominante, perché è colui che sa, colui che porta sempre più realizzabile il sogno dell’ufficiale. Il rapporto tra carceriere e prigioniero si ribalta così in quello tra maestro e discepolo. Nella dipendenza dall’altro Koch diventa allora la figura più ambigua, un nazista “umano” pieno di sorprendenti sfumature, che coltiva una cultura orientale da un lato, mentre fa pulizia etnica (strage di ebrei) dall’altro.

La chiave di lettura del film comunque per me è proprio l’ironia: ironia perché l’ufficiale ignora che il farsi che sta imparando è totalmente inventato. Ironia perché il falso persiano sta inventando un farsi sfruttando le liste dei reclusi nel Lager che lo stesso ufficiale gli fa quotidianamente trascrivere. Ogni lezione è fatta di piccoli pezzi di nomi o cognomi dei prigionieri, e in questo modo può dare implicitamente dignità a quegli esseri umani deportati che servono al suo inganno. Così facendo concretizza anche il concetto di “memoria”. Infatti grazie a quelle liste che trascrive su un diario lui impara a memoria più di 2000 nomi dei deportati, fornendo alla fine un contributo decisivo alla ricostruzione dell’orrore dopo il Reich. L’umanità dell’ufficiale diventa tangibile quando, nemici alle porte, lo fa uscire insieme a lui dal Lager lasciandolo libero nel bosco prendendo a loro volta due strade ben diverse.

Mi sono resa conto che Lezioni di Persiano non è affatto un film sulla Shoah, ma più un’opera cinematografica che esplora diversi aspetti delle relazioni umane.

Il regista ha saputo mettere in scena tratti comportamentali così contraddittori per sottolineare con ancor maggiore evidenza la responsabilità morale dei crimini compiuti nei Lager.

Questo è un film che celebrando la potenza della parola e la sua capacità di suggestione, indaga anche nei meandri della personalità degli ufficiali nazisti estrapolandone tratti di umanità anziché obliterare enfatizzano per antitesi la loro crudeltà. Loro da un lato provano amicizia, amore, invidia, ambizione, dall’altro la più cinica indifferenza per la sorte dei loro prigionieri.

Se molti di voi non hanno visto il film sappiate che io il finale non lo racconto affatto perché vale veramente la pena guardare questa “memoria” indelebile.

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Buon pomeriggio.

Lunedì prima di riprendere il lavoro … incasinato !

E allora diamo spazio all’orizzonte che ho davanti quantomeno musicale almeno la prospettiva di trovare il giusto ordine si allarga… o no?

Stanotte mi sono guardata il film… della locandina, che in italiano si traduce in “Stiamo Bene?” Film che ho visto in inglese ma con i sottotitoli logico ! Madonna quanto é complicato il mondo turco !

L’ho scoperto lì il brano che vi ho postato perché é parte della colonna sonora originale di questo film drammatico del 2013 diretto da Çağan Irmak,

scrittore sceneggiatore e regista cinematografico e televisivo originario di Seferihisar in Turchia appunto.

Chi interpreta il brano invece é Aytekin Ataş ,

un compositore, arrangiatore e direttore musicale turco che vive a Istanbul è in attività dal 2006.
Vi prego di ascoltare come la “tromba” dialoga con dolcezza, mentre accompagna gli altri strumenti e la voce di Aytekin Ataş …

Non immaginate neanche la fatica che ho fatto per trovare informazioni… Ma volevo farvelo conoscere!

Ci fosse un uomo brutto turco porca miseria…!!! 🤦🏻‍♀️

Volete saperne di più ? Eccovi il sito. Ma se non vi loggate , non vi dà accesso … Boh!


http://www.aytekinatas.com/