Red Carpet

Visto che ho sempre “lasciato” … chissà se stavolta non imparo davvero qualcosa in fatto di amore ! E comunque è vero quello che dice l’articolo! Dopo di me han trovato l’anima gemella e si son accasati felici e soddisfatti … 😀 e meno male!

La verità è che alla fine mi si esaurisce la pazienza a furia di rammendare i pedalini consumati. Per l’amor del cielo io sono molto contorta e piena di contraddizioni, però presa nel modo giusto… divento burro di karité nelle mani di chi mi sa gestire. Io sono un lavoro, un gran bel soddisfacente lavoro di pazienza e precisione. 🙂 Mi avete fatta diventare voi miei cari “amori” così difficile da gestire ! Cesellatori di anime inquiete fate un passo avanti… si sa mai ?

Questo post lo identifico come “delirante momento febbrile ”

Ho l’influenza! Fatemelo passare per ” accettabile!”

noi due e l'”altro”

Silenzi, legati ad uno stato di disordine che non mi appartiene ma che mi rotea intorno.

Guardo con nostalgia il mio blog. Scorro a ritroso i giorni fermati qui e mi sento una straniera.  Non mi riconosco.  Musica, allegria, colori, qualche abbozzo di lamento e di noiosa vita.

Ero o sono?

Ho una memoria di quello che è stata la mia esistenza e la riscontro qui.

Sotto metafora  posso raccontare  il tempo che era e il tempo che è. ” Una sera, quando il cielo era stellato io passeggiavo per una via illuminata da lampioni di luce calda.  Ai lati della strada panchine verdi lucide per la vernice fresca.  Quella sera di giugno  mentre l’estate si faceva  avanti  mi sono fermata per sedermi su una panchina… non ero stanca, ero serena. Volevo godermi lo spettacolo del cielo, i grilli lontani e la frescura degli alberi di betulla intorno. Credo di essermi addormentata, per la tranquillità e i pensieri felici che mi coprivano.

Quanto tempo è passato non lo so ma, il risveglio è stato non traumatico , “alieno”

il cielo era diventato un minuscolo puntino in alto, dei lampioni nemmeno l’esistenza, le panchine un ricordo e la serenità  era stata sopraffatta dall’incapacità di credere.

Una caverna, buia, umida, un cratere cavernoso,  e io dentro sdraiata su un masso.

Sono intorpidita, dolorante, incredula. Mi muovo in cerchio e tocco pareti fredde e bagnate. Non vedo altro che quel puntino lontano di cielo stellato lontano anni luce per me. E sono confusa

Non posso aver sognato una via illuminata . Ho immaginato?

La prova che tutto  il mio vissuto precedente esiste, è in questo blog. Quindi qualcosa è accaduto d’improvviso, che ha cambiato come si cambia facendo zapping davanti alla TV.

Chi ha figli con problemi di droga, di alcool, o di patologie psichiatriche in questo momento   fra quelle righe che ho scritto sopra, riconosce lo status di perplessità, abbandono temporaneo della cruda realtà. Riconosce lo sgomento e il timore di sapere e di non sapere… Non esiste la passività o l’ignorare un problema che da tempo era esistente ma silente.

Fra queste righe, riconosce la paura di essere lasciati “soli” dalla società, dalle strutture,

di questo sistema . Ha paura di perdere tutto quello che di concreto aveva e di scoprire di non avere mai alla fine avuto nulla di stabile, sicuro.

Come madre, di un ragazzo che oggi ammette di soffrire di manie compulsive deliranti, ho un compito molto difficile.  Non quello di fare la madre… Quello di combattere un “sistema” viziato, Un sistema che non ammette che quando un familiare ha problemi, deve avere intorno la sua famiglia sempre…indipendentemente dall’età anagrafica e dalla privacy. Una malattia psichiatrica, non contamina il pensiero delirante del soggetto…contamina tutto il nucleo del soggetto.

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