terra di mezzo

Musica della sera…(trovati il tempo per me…)☺️

Con ogni probabilità le musiche del deserto africano sono sempre state riposte con cura dentro di me e con l’età che avanza, sento di più il bisogno di farle riaffiorare.🤗

A volte mi convinco che sono proprio le mie “origini” siciliane, (anche se nata e cresciuta a Milano), un’isola la mia, molto vicina all’Africa che mi fanno “sentire” più vicina a quella terra africana e al suo deserto immenso, soprattutto in materia di musica. Del resto molte influenze musicali in Sicilia che oggi conosciamo, arrivano proprio dall’Africa del nord… oltre al fatto che anche gli insediamenti arabi hanno avuto la loro bella parte. Ma devo dire che sono abbastanza fortunata perché ho un vicino di casa originario del Nordafrica e una delle cose belle accadutemi nel periodo della pandemia, (e che ancora perdurano), è stato proprio approfondire non solo la sua conoscenza, ma anche arricchirmi grazie a degli scambi fisici veri e propri (scambi di cibarie) di quella cultura culinaria, fra i molteplici racconti tramandati a lui dalla sua famiglia. Ma una delle cose più belle è stata il suo insegnarmi , il culto del tè nel deserto… parlo proprio di quel te che si fa con cura, con lentezza, con attenzione fra passaggi vari fino a creare quella schiumetta perfetta che ti fa capire che è pronto per essere gustato. In quei momenti credetemi ho pensato davvero di essere catapultata in un’altra terra fra altri colori, suoni ma soprattutto odori…😀

Porto avanti lo stile della giornata ormai giunta alla fine, salutandovi con la musica di un collettivo musicale… i Tinariwen meglio conosciuti come “i signori del deserto”.

Tinariwen

Loro sono un gruppo, anche una comunità, un popolo vero e proprio. Hanno cominciato a suonare da molto prima che fossero registrati i loro primi album, sono diventati famosi fra la loro gente, i Tuareg, e poi in tutto il mondo. Hanno deciso di deporre le armi di guerra e dedicarsi solo alla musica, in uno stile unico e inimitabile… Il nome Tinariwen significa appunto “Deserti” nella lingua Tamashek e rappresenta un atto di amore verso la lingua identitaria del popolo Tuareg ma soprattutto verso il deserto, unico elemento che i popoli nomadi sahariani riconoscono come propria casa.
La loro musica, rielabora influenze musicali della tradizione berbera con il blues e rock americano. Provate ad immaginare una musica coniata da due parole “
desert-blues”… Ecco, ci potrebbe anche stare, ma alla fine il loro modo di suonare trascende sempre e comunque ogni possibie classificazione…

A voi approfondire e… a domani❤️

terra di mezzo

Imarhan Aboogi

Una città posizionata nel sud dell’Algeria al confine con il nord del Mali e con il Niger porta il nome di Tamanrasset. In quell’ampia zona desertica subsahariana, c’è il maggior concentramento dei tuareg, ma anche maliani scappati al di là del confine, ancora oggi purtroppo perseguitati da gruppi di fondamentalisti islamici. Una figura di spicco della cultura tuareg è una cantante anziana e algerina che si chiama Lalla Badi.

Una giovane band del territorio, esattamente gli Imharan,

per sancire ancora di più il legame con la propria terra e la loro cultura, hanno registrato un nuovo album proprio nella suddetta città, nello studio di registrazione chiamato Aboogi.

Aboogi è diventato anche il titolo del loro album.

In verità la parola Aboogi ha un significato molto profondo, perché indica proprio i primi insediamenti costruiti dai loro antenati nomadi in quella zona.

Ogni volta che torno ad ascoltare sonorità di questo tipo, le mie percezioni non cambiano mai. Vengo sempre catturata da una spirale seducente e ipnotica fatta da geografie stilistiche tradizionali dei tuareg, dei paesi del magreb, ma anche di blues, di rock. Per gli artisti tuareg la musica e le tematiche hanno sempre avuto la stessa importanza, in quanto sono artisti sempre molto sensibili nel manifestare alcune riflessioni circa le condizioni socio/politiche, interne e non, i soprusi degli uni verso gli altri, le condizioni riguardo le problematiche ambientali, e tutto cantato nelle loro lingue d’origine, a noi incomprensibili. Proprio per questo l’album i n questione è anche correlato di un libretto con la traduzione in inglese.

Senza soluzione alcuna, ascoltare significa essere sedotti da suoni che si alzano dal deserto come la sabbia sollevata dal vento, giungendo a noi con inebrianti avvolgenti folate, fra suoni acustici e elettrici percussioni e voci suadenti, per dar vita a quell’irresistibile suono ipnotico, un momento di pathos. Vi ho lasciato un brano soltanto, il resto se può interessarvi, cercatelo in rete perché c’è.