Poeti che amo · terra di mezzo

‼️WISLAWA SZYMBORSKA: «DOPO OGNI GUERRA»

Dopo ogni guerra 

c’è chi deve ripulire. 

In fondo un po’ d’ordine 

da solo non si fa.

C’è chi deve spingere le macerie 

ai bordi delle strade 

per far passare 

i carri pieni di cadaveri.

C’è chi deve sprofondare 

nella melma e nella cenere, 

tra le molle dei divani letto, 

le schegge di vetro 

e gli stracci insanguinati.

C’è chi deve trascinare una trave 

per puntellare il muro, 

c’è chi deve mettere i vetri alla finestra 

e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico, 

e ci vogliono anni.

Tutte le telecamere sono già partite 

per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti 

e anche le stazioni. 

Le maniche saranno a brandelli 

a forza di rimboccarle.

C’è chi, con la scopa in mano, 

ricorda ancora com’era.

C’è chi ascolta 

annuendo con la testa non mozzata. 

Ma presto lì si aggireranno altri 

che troveranno il tutto 

un po’ noioso.

C’è chi talvolta 

dissotterrerà da sotto un cespuglio 

argomenti corrosi dalla ruggine 

e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva 

di che si trattava 

deve far posto a quelli 

che ne sanno poco. 

E meno di poco. 

E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto 

le cause e gli effetti, 

c’è chi deve starsene disteso 

con una spiga tra i denti, 

perso a fissare le nuvole.

[da «La fine e l’inizio», traduzione di Pietro Marchesani]

Quello che ci racconta la poetessa polacca è un affaccio sul domani. Dopo ogni “guerra”… bisognerà cominciare da zero. Arriverà quel momento, ancora non si sa quando, ma arriverà, e sarà più dura di quanto immaginiamo. Bisognerà semplicemente ripartire e ognuno nel suo piccolo dovrà cominciare a fare ordine, ripartendo da un cumulo di macerie. Non ci sarà nulla di lirico, né teatrale nella ricostruzione, perché, come dice la Szymborska, “non è fotogenico e ci vorranno anni”.

Contenuta nell’incredibile album “Little Creatures” dei Talking Heads del 1985, questa è una canzone magicamente esaltante. Direi quasi il pezzo perfetto per caricarsi verso un futuro ignoto fatto di nuove strade e piccoli e grandi cambiamenti. Un pezzo pop impreziosito dai cori e da un ritmo che corre, incede, cresce sempre di più mostrandosi affine, proprio con il suo crescendo, al senso di incertezza ed eccitazione per via dell’ incognita che ci riserva il futuro…

A DOMANI

terra di mezzo

‼️Chiusa in casa incollata alla finestra…

Assenza,

Più acuta presenza.

Vago pensiero di te,

vaghi ricordi

turbano l’ora calma

e il dolce sole.

Dolente il petto

ti porta

come una pietra

leggera.

(Attilio Bertolucci)

Maria Carolina Luzzo

Vedete, l’Assenza è di per se, per il mio modesto punto di vista, quella sensazione agrodolce abbastanza forte da strappare, tirare, spremere e spezzare il cuore . Mi trovo ormai da tanto nella posizione dove mi manca davvero qualcuno, e spesso mi chiedo come a volte ce la faccia ad andare avanti lo stesso, soprattutto perché sono consapevole del fatto, che non ci sarà mai più un ritorno, un rivedersi, un sfiorarsi…A volte qualunque mezzo, qualunque ricordo, non possono mai e non potranno mai sostituire la persona che davvero manca.

Attilio Bertolucci (padre dei registi Bernardo e Giuseppe Bertolucci), benedice l’incanto di tutto ciò che è mediano: l’ora di mezzo, la stagione di mezzo, l’autunno, la primavera, il mezzogiorno, ottobre. In tale medietà, il paesaggio naturale e antropico nella sua coralità sfumata è punto focale, ben più che un singolo volto. Un poeta della descrizione, dell’affresco del momento. È stato un intellettuale disponibile, è stato poeta, traduttore, critico, sceneggiatore, documentarista, ma la figura centrale e decisiva resta quella di poeta, anzi uno dei poeti di spicco del novecento italiano.

terra di mezzo

‼️Notte di cenere e fumo, di lampi e di fuoco…

Ma il rumore assordante… incessante… quello è insopportabile, e vedo il terrore negli occhi degli innocenti

Questo è un sabato sbieco. Tutti questi avvenimenti di guerra di attacchi e di inutile morte e di fuga, mi hanno reso la nottata assai pesante. “Come sarà stamattina?” Me lo sono chiesta più volte da insonne. Ho continuato a ripetere nella mia testa quesiti: “ci sarà questo mattino? E come sarà ? Le vittime, senza alcun dubbio i civili, e quanti… l’artiglieria… via dopo via, quartiere dopo quartiere… Kiev cosa sarà diventata?” Ora lo scopro. Ora cerco di capire. Per ora sto abbozzando un saluto, uno sconclusionato, confuso, mal rammendato saluto.

…La cosa più terribile alla quale ti abitui QUI
È che ogni giorno perdi qualcuno
E non sai mai se domani potrà toccare a TE….

(Oleksandr Ivanyts’kyj,
traduzione dall’ucraino di Olena
Ponomareva)