terra di mezzo

“Wire” per concludere alla grande

Wire

Anni 70: e se i primi Pink Floyd andavano alla grande, detta in maniera spicciola perché è inutile ancora una volta ricordare chi erano (e chi sono) i Pink Floyd, in quel tempo di calendario … in contrapposizione beffarda ai Floyd (per sfortuna o per audacia alla fine) c’era un’altra band: c’erano gli Wire. Venivano appellati senza troppo stare a pensarci due volte, i “Pink Floyd punk”.😉

i Wire sono sorti durante l’epoca del punk rock britannico, e fin dall’inizio si sono emancipati da questa scena musicale, per porsi come inauguratori della new wave post-punk.

Nei primi anni settanta Colin Newman, uno studente di disegno del Watford Art College, si appassiona anche di musica, in particolare, di quella sperimentale. Inizia quindi a trascorrere del tempo con nastri e strumenti vari insieme al suo amico, guarda un po’ , Brian Eno.

Il progetto Wire nasce proprio in accademia. Il primo nucleo del gruppo sceglie tuttavia il nome di Overload e comprende, oltre a Newman, il chitarrista George Gill e il tecnico Bruce Gilbert. Dopo qualche tempo, si aggiungono a loro il batterista Robert Gotobed (alias Robert Grey) e il bassista Edvard Graham Lewis, che fa anche lo stilista. Gill tuttavia lascia il gruppo poco dopo e la formazione si assesta così in un quartetto con il nuovo nome “Wire”.

La formazione del quartetto di stile punk è, prettamente accademica e non di strada come le molteplici formazioni sorte in quel periodo Al gruppo, fa da complice l’etichetta che li scrittura la EMI/Harvest Records, la stessa dei primi Pink Floyd, e proprio per questo viene affibbiato proprio dalla stampa anglosassone il curioso appellativo di Pink Floyd Punk. Si rivelano davvero agli inizi un gruppo punk a tutti gli effetti,ma sono stati capaci nel tempo, di dimostrare di saper oltrepassare il punk inglese degli albori, proprio grazie alla loro qualità compositiva, sia melodica che armonica e, in seguito, pure timbrica e ritmica.

Punk perché sono stati capaci di virare verso la musica psichedelica che di per se già è sinonimo di un’espressione che fa riferimento all’instabilità mentale; Punk perché lo stesso vale per anche per i loro testi . Parlano di suicidio, di delirio, di dolore, di infanzia malata, con il tipico suono, molto vicino alla musica spettrale e in generale a quella sperimentale. L’uso poi di tastiere e sintetizzatori nel tempo li avvicineranno sempre di più a quella che diventerà l’ondata new wave.

Vi lascio a prova un album del 1979 che io adoro tantissimo “154” . Dentro ci troverete un crescendo di sonorità date dalla viola, dal corno inglese, dal flauto ed il suono vi trasporterà verso la darkwave fino al noise pop, statene certi.

La band ha attraversato fasi molto alterne, tra brusche rotture, ricongiungimenti e altre rotture, e attualmente è di nuovo in “reunion” dopo l’abbandono del 2004. Proprio per questo vi lascio in ascolto anche il loro ultimo album del 2020 realizzato in un’età molto, ma molto più matura. Pensate che questi giovincelli oggi hanno superato di gran lunga la sessantina e non potranno fare altro che sorprendervi lasciandovi come me a bocca aperta.

Non c’è età per la musica di qualità, non c’è età per la musica fatta con passione, soprattutto non c’è età per chi ama la musica e la vede come una fonte di vita!

Mind Hive è il loro diciassettesimo album in studio uscito il 24 gennaio 2020. Credermi … è davvero tanta roba !

terra di mezzo

Condividere qualcosa di “unico”

Il mio pensiero è, che questo brano fra tanti, è indubbiamente il più bello e poetico scritto da Franco Califano … il “Califfo” per intenderci.

Poeta e latin lover, spacca cuori, eccentrico e stravagante casinaro non solo per fama, ma soprattutto per passione . L’ho sempre amato !

Il brano di cui parlo è “Un tempo piccolo

Nel 2005, i Tiromancino gruppo romano guidato da Federico Zampaglione, pubblicano il loro primo “best of” dal titolo “95-05” e per lanciarlo chiedono un testo proprio a Franco Califano, uno dei cantautori che il gruppo stima di più considerandolo, viste le loro origine romane, un loro maestro. Il risultato è proprio “Un tempo piccolo” che Califano inserirà anche nel suo disco dello stesso anno dal titolo “Non escludo il ritorno” . Tra l’altro, è anche il titolo del brano con il quale si presentò al Festival di Sanremo. La canzone vede come autori oltre al Califfo anche Antonio Gaudino ed Alberto Laurenti.

Ora, quando la canta il Califfo, lui purtroppo mi ruba sempre qualche lacrima con la sua voce così … calda, rauca, ma i Tiromancino, hanno invece la capacità di rendermela melodicamente, un po’ più sopportabile… o quasi.

Credo sia una canzone preziosissima, degna di essere ricordata, letta, studiata, ascoltata e sentita più e più volte. Ogni piccolo spazio che l’accoglie è uno spazio in più per ricordare quanta poesia possa esserci nella musica, quanto una canzone possa descrivere e spiegare la bellezza di un momento che per chi lo vive diviene qualcosa da dimenticare. Forse l’arte si definisce proprio in questo, nel riuscire a fermare un tempo che si vorrebbe cancellare, ma così prezioso per chi vive di emozioni che per quanto negative portano a creare sensazioni in cui riconoscersi.

Tutti noi forse abbiamo una canzone strappalacrime, importante, emotivamente languida, scioccante, e questa è la mia. Mi piacerebbe conoscere le vostre, semmai ce ne fossero ma, è anche giusto accettare e rispettare quel bisogno di intimità musicale che spesso per pudore, o discrezione tanti desiderano tenere solo per se stessi. 💋

Voglio essere corretta e quindi ho deciso di lasciarvi a margine di questo post anche la versione di Califano…

terra di mezzo

Il piccion prodigo…

Ha deciso di svernare a casa mia a quanto pare. Certo che Filippo non si smentisce mai. Da un anno libero, è sempre stato comunque in zona “cibo sicuro” e quindi non l’ho mai perso di vista. Lo sapete anche voi …

Me lo sono ritrovata domenica 7 febbraio all’imbrunire fra i piedi in cortile … Voglia di volare saltami addosso neanche a parlarne. Allora l’ho preso e portato a casa per passare la notte. Aveva le zampette piene di quei fili azzoppa piccioni e un dito nero. L’ho liberato e ho anche eliminato il dito morto e messo poi al caldo. Ora … Finestre aperte terrazzo accessibile da giorni e non si schioda da casa neanche a palate ! Se lo metto fuori svolazza dentro ! Anzi se tento di sbatterlo nuovamente fuori… da di ala addosso che fa pure male! E come grugna poi … vabbè, ci proverò più avanti. Per adesso gli do asilo, ma mica è normale sta faccenda! Ma del resto nemmeno io son tanto giusta di criterio!🙄