Fuoco nelle ossa.

Che sapore ha una giornata uggiosa?

Mogol non lo ha mai rivelato nella canzone scritta nel 1980 per Battisti.

Ferro… metallico, ferruginoso… sa di ferro. Sto un po’ out miseria bastarda. Non per il tempo. Si sa, la pioggia mi piace. Out per i miei sogni notturni. Sognare mio padre che sta male e sanguina non è il massimo del sogno. L’inquietudine prende il sopravvento al bisogno della rassegnazione che non arriverà, e se mai decidesse di arrivare, arriverebbe troppo tardi per me. Cerco un nascondiglio dove lasciare fluire un dolore che mi sfianca, ma sono dell’idea che sarà difficile trovarlo, perché in verità, non lo cerco. Masochismo all’elevata potenza. Sto borderline … dentro una solitudine che mi consuma. Ma… indosso la mia solita maschera quotidiana, per rendere più accettabile lo scorrere del tempo senza mio padre ai miei famigliari. Forte e risoluta con la mamma, risoluta e forte con mio figlio. Nel mezzo, l’alimentazione costante del dolore, con taniche di quell’ etilico oggi introvabile. Nella mia testa c’è ne stanno galloni su galloni da poter incendiare l’intero globo terrestre.

attingere all’essenza dell’universo…

6 commenti su “Fuoco nelle ossa.

  1. cito, una delle frasi che mi ha trovata in perfetta sintonia: “indosso la mia solita maschera quotidiana”. Come ti capisco 😦
    per tutto il resto posso solo immaginare… ti abbraccio forte ❤

  2. Be’che dire Cate, niente è meglio che nulla… Un abbraccio.

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