Quelle mie “allucinate” sonorità notturne e oltre.

Stasera che è sabato sera, e per me voleva semplicemente dire “aperitivo” nello stile jazz contemporaneo e vivace, vi lascio con un free jazz meno jazz ma molto più vicino alla musica contemporanea e di fama mondiale.

Musica di quella che fa accapponare la pelle, di quella che nutre l’anima, di quella che esalta al massimo il piacere dell’ascoltare brani di una certa fattura musicale, come se fossero eseguiti dal vivo. A domani, fate buon sonno!

Alla prossima !

Il sax… siamo nel 1965…

Cowboy Junkies“Ghosts”

Questo è un gruppo, i Cowboy Junkies, molto in simbiosi fra di loro e secondo me finché avranno fiato in gola continueranno a produrre e a cantare, nonostante gli inciampi che la vita a volte pone davanti a loro, o a qualcuno di loro, nel cammino. I due fratelli Timmins tempo fa sono stati colpiti da un lutto. Hanno perso la loro madre. Davanti ad un dolore così lacerante, hanno lasciato scorrere senza freni, rabbia, incredulità, per un fatto così inaspettato, ma soprattutto quel disagio causato dalla confusione, per tutto quello che stavano affrontando.

Il risultato di tutto questo travaglio emotivo ? Il risultato, porta il nome di “Ghosts”. Un progetto musicale di otto canzoni concepito come se fossero una gita fuori porta, molto emotiva, ma soprattutto terapeutica.

Mentre si aspetta una pubblicazione fisica di questi otto brani, sospesa a causa della pandemia, i Cowboy Junkies hanno rilasciato temporaneamente l’album, solo in formato digitale, il 30 marzo 2020. Ascoltare i loro brani , significa viaggiare nel loro totale stile musicale, a volte aspro, spesso ipnotico, un po’ psichedelico e rock, folk, ma soprattutto molto country blues… un blues che abbraccia stretto, con quella malinconia struggente, che è anche il loro punto di forza, nello stile delle loro “ballate”. Altro non voglio dire. Meglio “sentire” partendo dall’inizio ogni brano, perché ogni brano, evidenzia quello stato di grazia creativa che non è destinato a fallire in quella band.