Un racconto di vita.

Ho ascoltato tre tavole della via Crucis in diretta col Papa… non lo avevo mai fatto. Non chiedetemi perché … so solo che ho sentito la vicinanza di mio padre e ho sorriso. Poi ho cambiato canale. Lui, mio padre, sa che sono ancora arrabbiata col suo Cristo a cui avevo affidato le mie suppliche per aiutarlo a migliorare nel suo doloroso cammino per la malattia che stava affrontando. Mi sono sentita tradita, da quel suo Cristo perché se l’è portato via così velocemente da non darmi nemmeno modo di tenergli la mano stretta. Aveva un casco in testa, come quelli che oggi continuano a far vedere in televisione addosso quei poveri umani colpiti dal Covid-19. Mi fece un’impressione… quel martedì .. era lì nel letto in terapia intensiva con un rumore assordante nelle orecchie, voleva parlarmi e non riusciva a sentirmi. E non lo sentivo nemmeno io. Faceva perfino fatica a tenere un pennarello in mano perché cercavo di permettergli di scrivere qualcosa. Aveva il satutimetro al dito indice, non c’è la faceva. Scrivevo io per dirgli di stare tranquillo, che era in buone mani ma vedeva appena. L’unica cosa che ha tentato di scrivere è stato disegnare delle parole che assomigliavano a dei geroglifici. Poi un abbozzo di cane , scirek… perché sapeva che stava male e proprio quel giorno iniziava la prima puntura delle 28 da fare . Alla fine del foglio dopo scarabocchi incomprensibili riuscì a pasticciare un “ciao Cate”.

Ero disperata perché solo il giorno prima mi avevano detto che lo avrebbero dimesso quello stesso giorno che invece è morto. Io so solo che mi hanno fatto uscire da quella sala codice rosso per fargli un prelievo e vedere se i farmaci stavano facendo qualcosa. Mezz’ora dopo è collassato ed è spirato. Solo. Solo. Solo…

Quel casco… quel rumore… quella sofferenza… quello sguardo di paura, di solitudine… seppur per una sepsi improvvisa per un’anemia emolitica a frigore… io l’ho vista negli occhi di mio padre… ed è morto solo.

Ho visto lo smarrimento, il terrore, l’incapacità di fare un respiro, il rumore assordante dell’ossigeno e quel casco…

Per pietà … restate a casa. Non ammalatevi. Non ammalate persone fragili… non fate niente.

É un tempo orribile, c’è gente che nemmeno ha più visto il papà, o la mamma, i nonni…

E c’è tanta gente con i camici, le mascherine, le tute , le ambulanze i volontari, che rischiano ogni giorno la vita per salvare una persona infettata. State a casa.

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“Ciao papà. Ti sei risparmiato tutto questo. Non sono più arrabbiata col tuo Cristo. Oggi lo ringrazio. Sono arrabbiata è vero ma con me stessa. Io un Cristo non lo tengo. Non l’ho mai voluto. Sono sempre stata un’anima dannata. Perdonami tu.”🧡

Un mio momento lieto..,

Mi spiace non poter offrire perché il mezzo non me lo consente ma il pensiero spero vi sia arrivato comunque. Lo considero un trattato di tregua per tutti i bombardamenti mediatici subiti, e che subiamo. Si sta bene con poco alla fine … anche se non di stagione, son buone lo stesso. Sono i colori brillanti e il profumo che mi ricordano una sinfonia leggera nell’aria. E questo istante di colore lo lascio per i giorni grigi che magari arriveranno ancora.

Non basta la peste del Manzoni … aggiungiamo pure Caporetto e magari sarete più soddisfatti.

#iorestoacasa

Stanotte ho avuto una folgorazione. Per questo stamattina ho fatto un post che sta (ahimè), tra la realtà che vivo io ogni giorno ( ma penso un po’ tutti), e il delirio personale legato alla mia fottutissima paura. Quando parlo con gli amici in … “conference-call” ( mai pensato che si sarebbe arrivati così ad avere rapporti socio-amichevoli, visto che l’ho sempre usata per lavoro…) spesso per salutarci usiamo ormai un luogo comune … ” batti un cinque, vedrai che andrà tutto bene”. Ecco questo salutarci scaramantico/speranzoso ormai… mi sta sui GABBASISI. Mi lascia addosso quel senso di disagio che prelude la catastrofe personale. Mi agito, mi incazzo, mi “annervo”. E il più delle volte scoppio in un pianto isterico. Numeri, numeri, numeri, aumentano bastardi, e vedo in giro sempre piu gente. Che cazzo fate in giro! La Lombardia (e parlo per la mia Regione) é al collasso. Più di 10.000 morti,  e si va in giro. Vengono meno quei diritti legati alla libertà di spostamento?, Vengono meno quei diritti legati alla democrazia?. Vengono meno quelle… quelle… ma lo volete capire che al Coronavirus non gliene frega un cazzo di tutto questo? Che non fa distinzione! Che tutto quello che sa fare bene è posarsi nelle comode, umide, piacevoli sputazze a terra o  goccioline salivari di ognuno di noi per farsi trasportare come fosse su una mongolfiera extralusso con vista panoramica sulla città?????

Sono anche in una condizione che ogni volta che esco per i bisogni del mio peloso … rientrando pulisco le sue zampette, (ormai mi ringhia pure), con le salviette igienizzanti perché … perché si sa mai ? Statevene a casa invece di reclamare quei cazzo di diritti di liberi cittadini andando così a sfavore delle ordinanze restrittive per abbattere il contagio ! Uscite solo per necessità vera, non per godervi due passi al sole in faccia alla situazione. C’è state a contaminá tutti qui! E adesso volete magari  fare i furbetti pensando di andarvene in sordina  in altro luogo  magari al mare o in montagna nella votra bella seconda casetta per farvi Pasqua e Pasquetta come se di tutti quei morti poco vi importasse??? Echecazzo!😡 Mi avete scocciato!

Ma che …

per farvi capire… vi lascio rielaborata … una frase di Albert Camus

“I flagelli, invero, sono una cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quando ti piombano sulla testa.( guardate che sta accadendo davvero!)

Bisogna sorvegliarsi senza tregua per non essere spinti, (sfiorati, insalivati) in un minuto di distrazione, a respirare sulla faccia d’un altro e a trasmettergli il contagio. Il Coronavirus , è cosa naturale. Il resto, la salute, l’integrità, la purezza, se lei vuole, sono un effetto della volontà e d’una volontà che non si deve mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. ( e che sta a casa!)E ce ne vuole di volontà e tensione per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere “coronavirulizzati” è molto faticoso…
(Albert Camus,  La peste)

Sto Covid-19 è peggio della peste !

Studiatevi la storia !

 

Questo venerdì è diverso.

#iorestoacasa

Siamo stati, chi più chi meno, crocefissi da un virus maledetto. Tutti traditi per trenta miseri passi in compagnia dei nostri altri. E siamo tutti chini e in ginocchio ad implorare l’invisibile flagello, che si plachi, che posi la sua falce che miete intorno paura e dolore, e le nostre vittime. Siamo tutti cristi in questo mondo ribaltato e deserto. Cristi, che laveranno i propri sbagli, degli uni, degli altri, col sacrificio proprio, nella virtuosa reclusione.

Risorgeremo si, e migliori di quel che un tempo pensavamo di essere e sarà così facendo, per ognuno di noi, la meritata salvezza.

C’è bisogno assoluto di uno slancio corale che ci unisca tutti in un unica nuova cellula di vita.

Il nostro riscatto sarà costruire una nuova terra promessa. Un mondo migliore, dove respirare senza timore, e dove nuovamente poter crescere.