Perfida distratta amica del mio cuore…

Lo so che mi vuoi bene , e sai anche che dal primo di febbraio sto comprando ettolitri di collutorio specifico per via dell’intervento… sai che sbauscio e farfuglio , che se sorrido sembro un neonato vecchio, e raggrinzito senza denti! Che viaggio da tempo a roba morbida, minestrine e frullati misti yogurt e budini . Che mi delizio di formaggini e omogeneizzati senza misura, e tu… mi inviti a cena e ti presenti così?

Tu mi stai sfidando vero? 😤😤😤

Ma la torta è il massimo mia cara! Almeno è morbida!!!

Visto che viaggio a nevrosi multiple, per astinenza da cibo solido … hai trovato il modo di tirarmi su il morale!!!’🥰 ti adoro!!!

Il mestiere del farmacista non fa sconti a nessuno!😂😂😂

Buona serata! Io cerco le posate …. tra cui una molto molto affilata! Coi crostoni però c’ho da fare a botte !!!! 😋

L’angolo della nostalgia…

Era un lontano febbraio del 1981, e già da tempo quel batterista un po’ spelacchiato dei Genesis Phil Collins, mi ricordava un puffo timido e impacciato, come spesso mi sentivo io.

E ho iniziato ad amarlo veramente quando mi sorprese come cantante. Aveva un cuore nobile, una voce che sapeva toccare le corde dell’anima. Quel puffo timido e impacciato era cresciuto diventando sicuro di se , come mi iniziavo a sentire io in quel tempo. Stavamo crescendo un po’ insieme .

Ma è con la carriera solista – che il mio puffo batterista lasciò veramente un segno sulla mia pelle, trasformandosi in un super eroe musicale. Il suo primo album, Face Value, mi conquistò, mi invase subito tutta, ma strabiliò, soprattutto il nuovo mondo. 🧡

Tutti … lui toccava tutti i generi che mi facevano entusiasmare e amare la vita, e ignaro mi stava proiettando in una musica diversa da quella che ascoltavo un tempo. Phil sapeva destreggiarsi nella sua prima uscita come solista, fra il pop rock, e poi R&B, L’ art rock il soul…

Che meraviglia… un disco dorato… di puro platino direi…🧡

Soffici pensieri

Salire su dal nulla intorno,

per conquistare il soffice mondo degli affetti .

Salire piano, senza temere di scivolare nell’abisso,

perché lassù qualcosa ti sostiene da sempre,

ti rende meno faticosa la scalata.

Salire…

semplicemente farlo,

e riprendere fiato per un po’.

Mi fermo sempre prima di continuare il mio cammino.

Sei mesi papà … ti scrivo

Caro papà mio… Sei mesi , e il dolore non si placa, anzi a volte sembra più duro dei primi momenti dalla tua perdita.

Oggi ho sempre di più la consapevolezza che non potrò più incontrarti in questa vita, se non nei sogni rari che faccio e nei ricordi. Forse è per questo che a volte mi si squarta in due il petto. Non mi rassegnerò mai, questo l’ho compreso, ma imparo ogni santo giorno a conviverci senza di te, aggrappandomi a qualsiasi cosa parli di te e del tuo esserci stato.

Mi ricordo sempre di una mattina d’estate quando improvvisamente hai lasciato il tuo bastone appoggiato alla parete, vicino l’ angolo cottura di mamma, che spentolava, e mi hai stretta a te forte, mi hai dato dei baci sonori sul viso, la guancia sinistra è stata accarezzata dalle tue mani ruvide e belle sempre Mi hai detto, guardandomi con i tuoi ormai piccoli occhi celesti “Grazie figlia mia… di tutto quel che stai facendo per me e la mamma. Siamo vecchi, abbi pazienza, capiscici se puoi. Sai, bisognerebbe abbracciarti e baciarti più spesso… vero moglie? Vero?” Rivolgendo poi lo sguardo a mamma.

Sono rimasta in silenzio, strabiliata e confusa, estasiata e piena di te, non per le parole, ma per quello slancio improvviso d’affetto verso di me . Sai, decenni che non mi abbracciavi o baciavi papà, tu uomo di vecchio stampo, rigoroso e all’antica. Mai smancerie affettive mi dicevi. Ed io li sempre ad elemosinare, sperare, o rubare quando dormivi o eri distratto. E come mi sgridavi se mi beccavi, nascondendomi il sorriso sempre.

Eri fatto così. Un antico uomo d’altri tempi.

L’amore lo esprimevi con le cose pratiche, con i gesti affettivi non era giusto per te perché avrebbero fatto notare debolezza d’uomo, e tu mai ti saresti mostrato a me debole.

Da quel giorno, dopo quell’abbraccio e quei baci, quelle carezze, te ne sei andato per sempre.

Non dico niente, non ho domande, non cerco risposte … ma oggi ti dico grazie io papà … É tutto quello che ho e a cui mi aggrappo forte per andare avanti ogni santo giorno, in quelli più difficili poi, sono taumaturgici quei momenti.

Quel magico momento della tua esternata debolezza papà, mi da la forza di andare avanti. Un disastro a volte papà, ma vado avanti sempre.

Grazie papà mio.

Ti amo tanto, tanto, tanto è mi manchi, e ti cerco e ti sento accanto . Figlia.

Madonna con Bambino in ferro tondino, fatta da mio padre, per me.