Tempo.

Stasera ho un po’ di strana malmostositâ Umana. Mi osservo allo specchio, attenta. Dopo una settimana ho ancora il viso tumefatto, gonfio, come se avessi fatto a botte senza difesa alcuna. Gioco con i punti in bocca solleticandoli con la lingua, e ne conto 23. L’innesto osseo bio compatibile deve essere andato bene. Devo aspettare che la ferita di buona parte della arcata dentale superiore guarisca molto bene per poter affrontare nuovi interventi e tornare ( fra circa un anno) a sorridere , addentare una pizza, o semplicemente sentirmi nuovamente di questo mondo. Cosa si prova a tornare neonati adesso… con una coscienza, con una capacità di comprendere quello che vivo e come il mio intervento facciale si ripercuote sugli altri. Il sorriso senza denti di un neonato ti riempie il cuore, ti fa sorridere, gioire, e lo cerchi continuamente. Quello di un’adulto operato per necessità fa quasi senso, un senso di disagio sociale, perché parli e farfugli. Perché sorridi dimenticando il tunnel che hai in bocca, e quando te ne accorgi è troppo tardi. Così mi sento costretta nel silenzio dell’imbarazzo altrui a giustificare il perché sono livida, sdentata, conciata così. Poi dopo penso… Ma saranno cazzi miei? Non ho ancora imparato a fottermene cazzo! Il lato positivo alla fine è che gli omogeneizzati dei neonati mi danno forza e coraggio, mi piacciono e mi fanno impazzire di piacere e mi sento bene comunque con me stessa.

Ci vuole tempo. Tempo per questa società che ancora non sa dare un “valore aggiunto” a chi vive un disagio. Chissà perché mi sei venuto in mente adesso… tu.

Vibes… “fuori dal giro”

…vivere alla giornata, é una filosofia di vita.

Ci sono elementi di musica che riscaldano il mio animo, come un fiato, coinvolgente e un po’ burlesque di una tromba, che la sa assai lunga sulla vita, e le sue innumerevoli vicissitudini e gioie, a quest’ora presto del mattino. Atmosfere rupestri appaiono e scompaiono come visioni urbane contaminate da altri luoghi, lontani e mai visitati. Mi accorgo ora che sono incontrollabili.

Sognavo di farlo da sempre, camminare per la città deserta alle prime luci dell’alba, in una mattina di anomalo inverno. Lo sto davvero facendo caspita!

E mentre tutto si sveglia e tace intorno a me, la mia immancabile musica nelle orecchie, il peloso a fianco che scalpita, io cammino guardando avanti.

Cammino, attenta osservatrice del tempo d’oggi, preferendo sempre più convinta, le leggi della mia coscienza, in direzione ostinata, in direzione contraria.

Si, sempre avanti.

Adesso!