“Thapsos”… al 2020

Il mio ragazzo parte alla conquista di un nuovo mondo, e sono incredula. Dentro mi assalgono tutte le paure nascoste di madre che tace e acconsente comunque al cambiamento. E sono lo stesso incredula ma, felicemente incredula per lui. Il distacco deve esserci, o non la si può chiamare “vita propria”. Io invece resto. Qui vicino alla mia vecchia e dolce mamma, e al mio acciaccato peloso buono. Resto, finché il tempo di stare insieme ci verrà concesso. Ciò che penso del mio vivere odierno poco conta. So solo che ho bandito l’amore, ho lasciato indietro il tempo dei sogni, e non solo irrealizzati ma anche quelli da realizzare. Ho lasciato pezzi di me, ben nascosti in angoli remoti e poco accessibili a chiunque, confidando nel potere del perdere la mia memoria per non trovarli più, semmai mi venisse voglia di cercarmi. Chiedo… Un po’ di salute ancora, una briciola di quella pace che tutti cercano, più nessun pensiero oscuro fatto di ombre senza una fissa dimora. Ma soprattutto chiedo, di fare in modo che io ti cancelli, e ti cancelli davvero e perSempre, accidenti! Questo è ciò che vorrei per questo nuovo tempo che bussa senza sosta. Il 2020.

Mi fa quasi un po’ paura questa data tanto piena, quanto ambigua e forse pure un po’ goffa, nell’essere gemella di se stessa. Chiedo solo questo. Null’altro cavolo.

In confidenza…

Quanto mi piace questo brano… “Thapsos” Sento nell”aria tutta la sua profonda musicalità terrena.

Profuma di terra rossa fatta da zolle tozze e dure, terra sperduta e abbandonata, terra da conquistare, terra da lavorare.

Lei mi fa sentire un po’ come se avessi il bisogno di ritornare all’età del bronzo…dove tutto era più semplice ed aveva un antico disegno del voler vivere, in armonia, con l’universo, col fato.

«[Thapsos] è questa una lingua che si protende nel mare da uno stretto istmo, e dalla città di Siracusa è poco lontana sia a piedi che per nave.»