🧡Kenny Wayne Shepherd Band – “The Traveler”

E finiamo così…

La Kenny Wayne Shepherd Band ha pubblicato un album bellissimo “Lay It On Down” nel 2017, che si è rivelato il miglior album Blues Rock di quell’anno. Ma The Traveler uscito il 31 maggio di questo anno è senza alcun dubbio un album di prim’ordine e dalla prima fino all’ultima canzone.

Chi come me da tempo conduce un’esistenza assai complicata, può solo confrontarsi con questo album. Confrontarsi fra l’ottimismo dell’andare comunque avanti sempre, e la bruciante spavalderia che proietto al mondo, per non dimostrare sofferenza, per non rimuginare nella pubblica piazza sugli innumerevoli errori commessi, anche chi come me ricorda spesso quella maledetta relazione complicata portata avanti fra tira e molla per quasi 8 anni. Ci vuole coraggio ad ammettere fallimenti, e ci vuole coraggio anche a voltare lo sguardo e cambiare direzione. Questo album sa di blues abbracciato stretto a quel rock meridionale, che non mi lascia scampo. Mi invita ad andare avanti sempre, anche se mi brucia dentro.

Questo é davvero un album dove la protagonista indiscussa è la canzone, e la chitarra se avrete voglia di ascoltare, è sempre al “servizio” della canzone.

The Traveler mi ha fatto compagnia, nei momenti bui in cui nemmeno sapevo dove sbattermi per l’improvvisa malattia di mio padre.

Mi ha aiutato nelle notti insonni. Mi ha aiutato, nelle mie crisi di disperazione per l’accanimento della malattia di mio padre mi aiuta ogni volta, anche adesso, perché riascoltarlo, mentre sto fuori per le strade illuminate, davanti ad un bicchiere di rosso, mi ha trasmesso ricordi dolorosi ma anche la forza per presentarvelo.

Forse mi prenderete un po’ per matta ma… davvero la Musica mi aiuta… perché nutre l’anima, la tempra, l’aiuta ad andare avanti per donare senza nulla mai chiedere, una ragione in più per “vivere”…

A domani.

Mandolin’ Brothers – 6

Un po’ di acustica… un sano folk, e un quattro zampe come inseparabile amico d’avventura e di complicità.

A volte immagino di non essere qui ma altrove, dove il più genuino rock’n’roll si aggrappa alle radici country e blues, che a loro volta fanno da spartitraffico fra le innumerevoli e profonde diramazioni di roots che mi capita di perlustrare con la musica. Sono un’appassionata di “americana” e mi capita di chiedere al mio fedele Siri, mentre passeggio per le vie trafficate … “hey Siri… riproduci americana please! E lui ( ho la voce da maschietto educato e ubbidiente)😉, puntualmente mi risponde…”Ok Cate, mi sintonizzo sulla stazione americana”😀 .

Credetemi… mi si apre un mondo di suoni e colori che… mi cambiano l’umore e il panorama 🤗!

Vado!!!!!!

La cosa entusiasmante è…

Il loro sesto album dopo quasi 5 anni e … la band è di origine pavese, diciamo di Voghera e dintorni ok? 🤗

A domani … 🤗

Era il lontano 1963 e io non ero nemmeno in cantiere… o si???🤣

Do-lang, do-lang, do-lang
Do-lang, do-lang
He’s so fine
(Do-lang, do-lang, do-lang)
Wish he were mine
(Do-lang, do-lang, do-lang)
That handsome boy over there
(Do-lang, do-lang, do-lang)
The one with the wavy hair
(Do-lang, do-lang, do-lang)
I don’t know how, I’m gonna do it
(Do-lang, do-lang, do-lang)
But I’m gonna make him mine
(Do-lang, do-lang, do-lang)
He’s the envy of all the girls
(Do-lang, do-lang, do-lang)
It’s just a matter of time
(Do-lang, do-lang)
He’s a soft spoken guy
(Do-lang, do-lang, do-lang)
Also seems kinda shy
(Do-lang, do-lang, do-lang)
Makes me wonder if I
(Do-lang, do-lang, do-lang)
Should even give him a try
(Do-lang, do-lang, do-lang)
But then I know he can’t shy
(Do-lang, do-lang, do-lang)
He can’t shy away forever
(Do-lang, do-lang, do-lang)
And I’m gonna make him mine
(Do-lang, do-lang, do-lang)
If it takes me forever
(Do-lang, do-lang)
He’s so fine
(Oh yeah)
Gotta be mine
(Oh yeah)
Sooner or later
(Oh yeah)
I hope it’s not later
(Oh yeah)
We gotta get together
(Oh yeah)
The sooner the better
(Oh yeah)
I just can’t wait, I just can’t wait
To be held in his arms
If I were a queen
(Do-lang, do-lang, do-lang)
And he asked me to leave my throne
(Do-lang, do-lang, do-lang)
I’ll do anything that he asked
(Do-lang, do-lang, do-lang)
Anything to make him my own
(Do-lang, do-lang, do-lang)
For he’s so fine
(So fine)
So fine
(So fine)
He’s so fine
(So fine)
So fine
(So fine)
He’s so fine
(So fine)
Oh yeah
(He’s so fine)
He’s so fine

🎶

 George Harrison iniziò la stesura di My Sweet Lord nel dicembre 1969, e fu tutto un gran casino…

Ma avevo 5 anni e già canticchiavo per i fatti miei. buona notte!!!

“High Road” kesha

Qualcuno l’ha definita un po’ sfacciata, chi invece addirittura sfrontata…

Ma alla fine sotto questo suo modo di mostrarsi nel mondo, Kesha la racconta lunga sulla sua evidente “insicurezza”. Nel suo prossimo album “High Road” che uscirà il 31 gennaio prossimo, si sente la presenza di Sturgill Simpson, insieme a Brian Wilson & Wrabel.

Questo brano è particolare… e se avrete modo di sedervi comodi nella penombra della vostra stanza, ad ascoltare, scoprirete quanto risulti il canto come una commovente e carezzevole ballata country-pop. In questo brano lei racconta il suo dolore provato per aver amato la persona sbagliata. È maledettamente esposta, fragile, indifesa mentre racconta senza filtri tutta la negatività trattenuta per anni, cantando insieme a Sturgill Simpson, Brian Wilson e Wrabel.

Il suo “High Road” contiene un viaggio appassionato, avventuroso, alla scoperta di se stessa, e lo vive a tratti con spavalderia, con forza, con quella sfacciata grinta

spesso sopraffatta da quel suo lato emotivo e insicuro da ballate di una debolezza profonda.

È bello scoprire alla fine che l’amicizia, quel sentimento spesso sottovalutato da molti, nella sua persona emerge come di grande importanza e valore. E questo suo nuovo lavoro ne è testimone.

Sotto sotto … “High Road” è davvero un incontro fra la Kesha gioiosa e più allegra con quella molto più fragile, profonda e introspettiva che sta spesso in disparte perché la vita lo impone.

Buona serata!

“DANCING BAREFOOT” – DANZANDO A PIEDI NUDI

Lasciarmi senza più fiato osservandoti dall’infinito

prendendo da te tutto quel che di poco resta

Sconvolgere il girone della perdizione eterna

con quel senso di sbandamento impetuoso

e poi svoltare lo sguardo stanco

Dove mettermi, dove non vuoi arrivare mai?

E col cuore solo, non esserci più .

🙂

fonte di quanto postato qui sotto:

https://comeunkillersottoilsole.blogspot.com

…Dancing Barefoot e, a dispetto dalla  caratura non eccelsa del disco in cui è contenuta, è una delle vette poetiche più alte raggiunte dalla rocker di Chicago. La canzone parla d’amore, ma nella sua accezione più assoluta. Amore fra uomo e donna, ma anche amore per il prossimo, per il genere umano, per il Creato ( “Oh God I Fell For You” è la chiosa del testo ). Dancing Barefoot canta l’estasi mistica, quella che induce ballare a piedi nudi, nella consapevolezza gioiosa che l’amore è donarsi completamente, con gratuità, ai propri affetti, siano questi privati o universalizzati ( Dio e la Natura ). Non è un caso che nelle note di copertina del disco compaia la foto di Papa Luciani e la frase “ La musica è riconciliazione con Dio “. 
Eppure, nonostante il messaggio carico di implicazioni anche mistiche, Patti Smith, che è un artista a tutto tondo, scrisse questa canzone ispirandosi a una storia tragica, quella dell’amore fra il pittore italiano Amedeo Modigliani e la pittrice francese, Jeanne Hébuterne. I due si conobbero nel 1917, quando lui era già un pittore affermato  e lei, invece, una pittrice in erba poco più che maggiorenne. Il loro, fin da subito, fu un amore travolgente, senza riserve, così totalizzante che da quel momento Jeanne diventò pressochè l’unica musa artistica del genio livornese. Il quale, come spesso accade ai geni, conduceva una vita sregolata e sempre al limite, incapace di gestire, senza farsi travolgere, un trasporto artistico incompatibile con i ritmi cadenzati della quotidianità. Fu una meningite tubercolotica a condannare Modigliani che, già minato nella salute dai continui eccessi alcolici, morì all’alba del 24 gennaio 1920, all’età di soli trentacinque anni. La Hébuterne, che era al nono mese di gravidanza, restò a fianco del marito fino all’ultimo. Il giorno dopo, in preda a una disperazione inconsolabile, aprì la finestra dell’appartamento dei genitori, dove era stata ospitata, e si gettò nel vuoto. Morì sul colpo insieme alla creatura che portava in grembo. Ora Amedeo e Jeanne riposano, uno a fianco all’altra, nel cimitero parigino di Pere Lachaise, mentre la loro triste storia d’amore vive per sempre nelle note di Dancing Barefoot.

 

A Roma concerti “ NeaCo’ “ il sound napoletano contaminato

La Napoli inclusiva cantata dai Neaco‘ (Neapolitan Contamination) si esibiscono nel mese di dicembre a Roma.

Il titolo delle serate romane è “Il viaggio di NeaCo’ – Una favola in forma di concerto”, nata dall’intuizione di Luigi Carbone, Antonio Carluccio, Giovanni Imparato e Aldo Perris. Si narra del viaggio compiuto da un percussionista napoletano che abbandona la sua città e la sua famiglia, girando il mondo per spegnere i demoni della sua irrequietezza. Nel suo viaggio, porta ovunque un frammento della sua Napoli, contaminandolo con gli stili musicali di ogni paese che visita. I pezzi celebri della musica napoletana sono eseguiti con ritmi funky, jazz, blues, calypso, reggae, rumba fino al tango argentino, per confermare che il sound di Napoli è crocevia di storia e culture. Sul palco, il gruppo è composto da Luigi Carbone (voce narrante e tastiere), Antonio Carluccio (voce e chitarra), il percussionista afro-cubano-napoletano Giovanni Imparato, Aldo Perris (basso), Mats Erik Hedberg (chitarre), Davide Grottelli (Sax e Flauto), Anna Rita Di Pace (violino e voce). “Napoli è una città che non ha mai alzato quei muri che oggi va tanto di moda evocare, che storicamente ha sempre accolto i popoli che arrivavano: greci, romani, arabi, normanni, angioini, aragonesi, spagnoli, francesi, austriaci fino agli americani nella Seconda guerra mondiale. Culture differenti che Napoli ha assorbito come una spugna. La città diventa così luogo-simbolo della contaminazione, perché Napoli è la capitale dello scambio e dell’integrazione. Il progetto NeaCo‘ propone, in teatro e in musica, un concetto di inclusività e tolleranza che è nelle viscere di Napoli. L’idea è quella di restituire agli altri, attraverso la musica, quello che ciascuno ha contribuito, in parte, a creare”, afferma il gruppo in una nota. (ANSA)

“Charlie e la fabbrica di cioccolato”.

La Cattedrale della Fabbrica del Vapore di Milano è , dall’ 8 novembre, l’unica sede italiana a ospitare il musical, “Charlie e la fabbrica di cioccolato”.
I biglietti sono disponibili in prevendita su TicketOne.it e per 29 euro vi garantisco che passerete due ore tra il ridere e il piangere come non mai!(noi ci siamo andati).

Sono anche disponibili e nei punti vendita e nelle prevendite abituali.
Lo spettacolo è prodotto anche con l’ausilio del Comune di Milano e sarà in scena per tutta la stagione 2019/2020 .

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A N D A T E C I !!!!

Elucubrazioni annodate dal vagone gelido

E mentre il regionale mi riporta a casa, sto avvolta stretta nel mio montgomeri vintage, cappello e sciarpa ben affondati, perché il freddo che provo nel vagone è più insopportabile dell’attesa fatta alla stazione. Sarà, ma la neve è tanto fredda al tatto lo so ma quanto invece riesce ad avvolgerti e tenerti al caldo comunque, rimane per me un mistero. Sto vagone invece è una cella frigorifera!

Ho superato Erba e tra un po’ lascerò dietro le mie spalle le montagne spolverate di bianco.

Ascolto musica, come sempre, privandomi volutamente dei brusii della poca gente all’interno del vagone. Poche persone, soprattutto anziani, qualche straniero e due dipendenti della Nord. Nel dondolare sul treno mi vengono incontro pensieri strani. Penso alle occasioni mancate, ai momenti in cui avrei potuto e ho invece rinunciato. Penso ad un viaggio a Parigi mai fatto e penso al Natale che sta arrivando. Penso… penso…

Ma… Quando la pianterò di pensare… mi dico come se mi volessi scrollare di dosso ogni responsabilità del farlo! Quando la smetterò davvero, provando magari a sognare un po’ ?

Vi lascio così, ho le dita gelate, e non le sento più. Vi lascio col treno prossimo ad una nuova fermata, promettendomi però di contare quanta gente sale e scende, tanto per allontanare i pensieri.

Buona serata a voi🧡.