Fuori dalla strada … papà

Quanto manca a Natale papà ? Ma poi sarà un Natale questo? Non lo so papà… Da quando sono nata, 55 anni fa, ne ho saltato soltanto uno in compagnia di te e la mamma, e per inseguire un uomo alla sua Stazione dove era di turno quell’anno, noncurante del fatto che lui ti avesse pure insultato quella sera prima di partire insieme. Insultato con arroganza e meschinità, alla fine, senza alcun senso e l’ho anche seguito, senza voler ascoltar tue ragioni, ripetendomi fino allo stremo di non partire. Per te dopo il suo comportamento, si era rivelato indegno per una famiglia unita e sincera come la nostra. Un ingrato. Ricordo ancora quella sua stupida ma offensiva frase…”Sono un mantenuto e un magnaccio signor Giuseppe, e adesso se vuole può pure sbattermi fuori dalla sua casa.”

Non meritavi un dolore e un’offesa simile, solo perché gli avevi chiesto se davvero era onesto e sincero con me. L’unica figlia meritava il meglio lo so … Mai ti saresti aspettata da lui una reazione così meschina. Mai da quell’uomo che avevi accolto come un padre accoglie un figlio disperso e ritrovato. Sai papà, a pensarci oggi, avrei tanto da dire su quel Natale, e da darti ragione da vendere da quell’episodio in poi, ma so anche che sei stato capace di digerire quel boccone amaro, che sei stato capace di accettare il mio aver anteposto lui alla mia famiglia. Hai capito me, caro papà, e perdonato anche lui. Oggi capisco molte altre cose a mente fredda. Io non lo avrei fatto, perdonarlo intendo, ma tu si, e ti farà onore sempre perché eri e resterai nel mondo, un uomo d’orgoglio ma generoso, umile e comprensivo nei confronti del sentimento chiamato amore. Anche se si è rivelato alla fine come pensavi tu. Era soltanto mio. Del suo, di amore… nemmeno l’ombra. Se avessi ascoltato le tue parole papà, oggi avrei una vita diversa. Ma recriminare ormai non serve a nulla. Il danno non si può quantificare .

Ma torno alla realtà odierna …

Natale, questo Natale alle porte, è solo sul calendario per me, per noi. Non vive più nel cuore, no. Io non posso reggere alla vista di quella sedia vuota in quel giorno di festa. Non posso sedermi accanto al vuoto e sorridere lo stesso. È dura dover accettare in quel giorno, che è davvero venuto a mancare quel pilastro che sorreggeva sempre, che sosteneva quel meccanismo di unione e che dava un senso alla parola famiglia.

Siamo oggi commensali senza un posto gioioso dove poterci sedere per condividere il cibo faticosamente, gioiosamente preparato. È tutto maledettamente stonato quel vuoto che ci fagocita e non ci lascia un margine di pace Non lo so che farò io, che faremo noi superstiti feriti per questo Natale. Il mio pensiero spesso va a te, e a dove sei oggi, seppur tutti mi dicano che tu sia in cielo. Io ti cerco in cielo, ma vedo solo gli uccelli che volano, gli aerei che passano, arrivo pure a visualizzare i moscerini che svolazzano,ma tu non ci sei lì. Ovunque tu sia papà ho la sola certezza che non potrai festeggiare con me mai più il Natale, e provo a consolarmi convincendomi che senza poterti ormai più toccare, so che te ne stai in un posto caldo nel mio cuore, in quello della mamma, e in quello di tuo nipote. Ci consola saperti li. La testa mi ronza, lo stress mi ha ridotta a soffrire di acufene, le lacrime cadono e si perdono sui miei abiti spesso disordinati E tu mi urli dietro! Come sempre… Mi urli e sbraiti perché non ti sta bene come cerco di vivere questo dolore, e che devo smetterla di fare così, di reagire e andare avanti o diventerò folle davvero. Dannata e folle.

Papà … ma io… io… scusami papà, io non…

Mi manchi papà altro non so .