Nelle liriche altrettanto delicate, confessioni che paiono giungere direttamente dal cuore dell’umanità ferita, si percepisce tutto il peso della storia e degli elementi naturali, i quali diventano metafore dell’esistenza, parole profonde che indagano una ideale carta geografica dell’animo umano, combattute fra l’attaccamento alla terra, al suo mistero, e la ricerca di un oltre, una spiritualità che si riflette istintivamente nella musica stessa dei Red River Dialect. Quest’ultima echeggia con un tratto incantevole, rapsodico e drammatico al tempo stesso: come dei Waterboys attratti dalla spazialità del suono dei Talk Talk, i Red River Dialect attraversano la quiete di Slow Rush e cadono nei turbini di Salvation, lambendo persino un acuto profumo di California, linee di chitarra e violino che rimandano a Jefferson Airplane e It’s a Beautiful Day, nel piccolo manifesto di Red River, canzone che esplicita quel dialetto/ lingua da cui hanno attinto la loro stessa ispirazione.

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