Chiudi gli occhi e ascoltati…

La penombra ha già ammantato la città e tra poco, pochissimo, il buio prenderà il sopravvento su tutto intorno. La città è variegata di luci miste ma penso alla campagna, dove tutto sembrerà già nero come la notte e avvolto da una leggera foschia. Si inizia a camminare nel viale dove ogni cosa si spoglia o si addormenta. Provo una leggera malinconia del tempo fatto di luce naturale a tarda ora, e il calore intorno. Ma i cicli della vita, che silenziosa cambia continuamente, non si possono fermare. Metto sulle spalle qualcosa di leggero ancora, ma che mi copra dall’umido che sento intorno. Esco … io e il peloso sempre. Devo camminare avanti. Dico a me stessa guardando la mia via, un sonoro “Ma Piantala”! Basta, io non c’è la faccio più ad assecondare questi moti di stizza che mi portano a voltarmi sempre più volte indietro. La morte di mio padre mi ha indebolita… e cedo spesso al pensiero del , “chissà come sarebbe andata se…” Basta! Me lo ripeto mille volte, smettila di razzolare ancora nell’aia vuota! Non c’è più nulla! Esci e vattene via il più lontano possibile. Sparisci, cambia tutto perfino la pelle, e ricomincia da capo un nuovo disegno di vita!”

Il permettere al mio cuore di far sempre da padrone dei miei sogni andati, mi distrugge. Sono esausta. Esaurita, frustrata. Non è un sano vivere. Io non ne faccio di conclusioni, o di promesse scritte, non le seguirei, sono pessima consigliera di me stessa perché se mi ascoltassi, oggi sarei da tutt’altra parte , senza la benché minima prova del passaggio di un fuoco inceneritore, in quel tempo da tanto andato via . Non ho mai cancellato (seppur l’abbia fatto credere), quel numero di telefono, da quando l’ho avuto… la prima volta anni fa, ora l’ho fatto. È un buon inizio.