Vengo Qui e Grido

Ci sono giorni in cui riempio il mio borsone nero lucido di pensieri, stati d’animo, sprazzi di sereno intimo e parto. Parto e vengo qui. Vengo come colei che possiede un piccolo capanno accidentato ma sicuro, che sta su un promontorio isolato, e giù da basso il mare. Vengo qui, come colei che ha bisogno di lasciarsi andare, di lasciarsi tutto alle spalle di brutto per rigenerarsi. Aprire il borsone è un po’ come disfarsi del caos che mi segue, per abbandonarlo sul divano a lato del muro verso nord, dove è più freddo.

Esco fuori e cammino, fino a fermarmi spesso sul ciglio dello strapiombo con sotto scogli fra un mare sempre agitato. Soffrire di vertigini, guardando l’orizzonte nebbioso in attesa di qualcosa che non ha un inizio, una fine. Qualcosa che non ha corpo, sostanza.

Resto immobile… ipnotizzata dal passaggio del vento gelido sul mio viso .

Grido il mio nome… perché il grido voli alto e difenda i miei sogni.

Osservo, attendo, e riprendo fiato…

10 pensieri su “Vengo Qui e Grido

    1. Francamente sono talmente tante cose che … sai.. mi sto ricordando di quando in palestra anni fa Piero che mi seguiva negli esercizi mi diceva sempre… “ma quale Cate!!! Su sei un Barattolè… pieno di cose che tutte non si possono identificare !” Che dici Dina… aveva ragione ?😂😂😂😂

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    2. C’è il mio amico Piero continuerà a sorridere per averci azzeccato! Credo che tutto sia partito da quel suono della parola Barattolè! Con la è lunga finale! Prova!😂😂 riconoscente per il tuo dire Dina… 💙

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