Attorcigliare un filo al tempo

Questa è l’ora di un bicchiere di vino rosso e corposo, in un locale dalle pareti blu notte e i tavolini ben sistemati. I drappi come il velluto leggero si muovono per tutte le candele accese nella sala. L’aria sa di tiepido vapore pieno di profumi della cucina a fianco, minimalista e molto curata, e il brusio della gente ai tavoli si confonde con la musica che si spande. Una serata diversa, per la solitaria persona che sta seduta dall’altra parte della sala mentre sorseggia qualcosa di simile al mio

“Tre i mesi…

E saranno tre

gli anni che passeranno,

e arriveranno ai trenta

di anni andati, passati via.

E passeranno.

E saremo soli.

Si, soli così” .

A me arrivano immagini e ricordi e passano lenti davanti a me, lasciando segni inconfondibili ai sentimenti miei.

Ricordi ormai pregiudicati e profanati, un locale jazz profanato, da chi aveva mischiato le carte barando con sicurezza,pronunciando poi nella sala anatemi disarmanti per un addio voluto a tutti i costi in eterno.

Frank Sinatra, canta divinamente questa canzone, ma come la interpreta il trombonista jazz…o meglio hard bop, “Curtis Fuller” … fa accapponare la pelle e confondere la mente.

Lui, tra Miles Davis, John Coltrane e Sonny Clark . Stesso periodo.

Questo è un brano del 1957 preso dal suo album “The Operer” che tutti dovrebbero avere nella propria raccolta jazz “intima”

Buona serata ❤️

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