my underground (gli avvoltoi)

Mi scuso, arrivo ora da voi, altro giorno  da urla e barbarie lavorative ! Amen,

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Quanti ne incontriamo (che definiamo avvoltoi), nel nostro vagare alla ricerca di un qualcosa che ci completi, ci soddisfi, ci faccia stare bene?

Quanti ci hanno volutamente attraversato la pelle lasciandoci graffi indelebili, pensando che ci abbiano portato  via qualcosa che ci faceva alzare tutte le mattine sapendo di essere  qualcuno. A testa alta, col corpo ben eretto in faccia al mondo.

Quanti,se non noi stessi, i diretti colpevoli  che a volte  lo abbiamo permesso.

E allora te ne¬† stai li, nel silenzio cupo che ti stordisce e cerchi , rovistando l’intimo una qualsiasi antica voce divinatoria, dentro di te¬† che ti dia la risposta¬† a quella domanda ben precisa. Come sar√† ora il mio cammino?¬† Cerchi di darti una risposta, sul tuo presente ignoto, o sul tuo passato, che ti ha condotto dove stai adesso, in quel quadrilatero di silenzio¬† a chiederti del futuro, a come agire nel modo pi√Ļ giusto, ipotizzando che…

Molto pi√Ļ spesso siamo gli avvoltoi di noi stessi, e quando ce ne rendiamo davvero conto ci malediciamo e ci fustighiamo perch√©¬† solo in quell’ attimo di consapevolezza, ci torna in mente cosa davvero siamo. Siamo fonte di saggi consigli o di profezie. Siamo un’autorit√† infallibile, Siamo spirito di noi stessi.¬† Siamo come delle “fessure”¬† fra due spazi .

Vi faccio ascoltare adesso  un brano di una band Italiana, esattamente di  Città dei Castelli.

Questo secondo album¬†‚ÄúUnconscious Oracle‚Ä̬† esce sul mercato il 19 gennaio,¬†¬†e si colloca¬† perfettamente¬† in quel vuoto divisorio che esiste fra i due spazi. (ricordatevi le “fessure”) . Il¬†Vuoto , vuoi creato da una crepa, vuoi¬† da una camera d’aria,e¬† mi viene da dire che √® un po’ un album “Spalla”. Evidenzia¬† il concetto di sinonimia accertata¬† ¬†fra “crepa” e “intercapedine” . e sta¬† a¬† noi¬† capire in che modo la viviamo.

Loro sono,

“Snow In Damascus!”

 

Quando mi incontro con sonorit√† come queste,¬†che mi provocano emozioni inconsce, io mi immagino vestita con¬† un abito di velluto. Accarezzandolo, nella mente riesco perfino a percepirne la delicatezza.¬† Questo album veste di uno stile¬†folk, con accessori di fattura indie, elettronica. I riverberi e le distorsioni nell’aria, si susseguono fra¬† i¬† passi di danza che si incontrano, per divagare¬† spesso nel rock acustico, o nel folk.

Musicalmente parlando lo identifico¬† un “tuttofare” musicale.

Li tengo in evidenza¬† fin dai tempi in cui il gruppo ha esordito nel 2014 con l’album¬†‚ÄúDylar‚ÄĚ

Li seguo con discrezione…li osservo da lontano ecco. ūüôā