Cosmic Dad Jokester

Vi confesso che a volte mi stupisco di me stessa.  Ho deciso di andare a fare una doccia calda perché sono un po’ infreddolita, poi stasera sono fuori per una pizzata e birrozza (ve l’ho detto… domenica niente dieta!), e quindi mi porto avanti col restauro. 

Francamente non so come faccia  a volte ma nella mia testa gira di tutto. Ha iniziato a martellarmi un motivetto tipo questo.: Hey! Ba-Ba-Re-Bo- Ba-Ba-Re-Bop... Hey! Ba-Ba-Re-Bo- Ba-Ba-Re-Bop *. e distratta  inciampo sulla coda del mio peloso che mi ringhia!  Inciampo, cane, peloso, inciampo…ringhia, il cane mi ringhia, la coda, il can…    caspita i “CAN” Maaahsiii…  Ecco perché mi frullava in testa tutto!  Quei tedescazzi della musica sperimentale! Porca misera, l’ingegnere  tutto strano , dai nastri magnetici in sovraccarico!!  il “Cruczo”  (come lo chiama da quel mò la sottoscritta ). In realtà qualche mese fa, ha lasciato in pace sua  questa terra a 79 anni  e da solista, o collaboratore girato (da vivo eh!) anche fra band come  gli Eurythmics, o  il fantastico  David Sylvian e altri che non ricordo onestamente.

Madò… l’ingegnere bassista coi baffi depressi ! L’avanguardista ! Come chi è?!  

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Holger Czukay!!!! questo qua !

 

Vabbè và, mi avete proprio proprio  deluso ! (no scherzo, dai lo sapete…) Vado in doccia!  ❤ e vi punisco…  Sèèèèèèèèè io non punisco mai con la musica , punisco col mutismo estremista !

Ego benedico vos in nomine..ah. ah.

Fatelo scorre questo album, è veramente uno dei più superlativi lavori del “Crucco” ! (CZUKAY… CRUCZO….)

ohhh… 1987 tempi miei  eh!

comunque  sappiate che la versione originale di Hey-Ba-Ba-Re-Bop è quella del 1945 del grande Lionel Hampton brano decisamente swing- West Coast .

spolverare ricordi allegri…

Leggere stamane due post  di Volpina Blu , devo dire che mi hanno parecchio stimolato, la sfera dei miei vissuti, diventati ricordi, lontani, lontani, lontani. Madó quanto stavano lontani dal mio oggi. Ma son ricomparsi !!  Estati intere passate in Romagna  nel riminese, fra Viserba, Viserbella, Bellaria, Torre Pedrera, Igea Marina,  me le son spulciata tutta quella parte della costa Adriatica e  tutte  negli anni passati. Ricordo soprattutto le campagne coltivate a frutta e verdura del viserbese e oltre, al di là della ferrovia, o come dicono da quelle parti la “Viserba Monte. Io, mio figlio piccolissimo e una fantomatica bicicletta. Giornate spensierate, divertenti da madre alle prime armi, dal sovrappeso classico di un Botero, e un figlio sempre sorridente!. SantArcangelo di Romagna con la sua Osteria La Sangiovesa sempre piena di gente un tempo del  circondario  fra frittate varie,  piade fatte dalle zie al momento, e taglieri di affettati di Carpegna e formaggi tosti del luogo,uno squacquerone che squacquerava , sparendo velocemente . E poi mieli e mostarde speziate dal sapore unico!. Mi ricordo un’anno in particolare, 1992 che  accettai la sfida tra parenti seduti ad una tavola imbandita proprio in  quel locale. Mi sarei portata via un cesto delle piade vuoto e bello grosso senza troppi ripensamenti.. E lo feci ! Sotto l’abito a mó di ventre in attesa, mi fregai il cesto e un posacenere raffigurante  una donna di Botero sdraiata(la ricordo ancora!!!) Quanto ridere … colpa dell’Albana e della ciambella da pucciare dentro! Posso? eran in buona parte bacchettoni  timorati da quel dio troppo crudele da tirarsela sempre e comunque, un’acquisizione  di parentado eh!  Mi è rimasta addosso la fama di ladra senza scrupoli! Mi han sfidato… e io le sfide le accetto! . Alla fine se l’è preso una cugina del mio  allora ancora marito. Piccinerie dal buon sapore comunque. Del Bastian Contrario  verso Rimini Sud  non ve ne parlo  ilPikaciccioblog   l’han provato sulla loro pelle… già!   Per me era e resterà la mia seconda casa,  ci sono affezionata, li conosco dal 1989 e poi una sera stavo pure tentando di fare un contrattazione amichevole per portarmi via in spalla il Brigante insegna, posto all’ingresso del loro spiazzo. M prima (sfacciata) avevo pure chiesto per ben tre volte  tutte le zuppe nelle pentole di coccio !  Colpa delle  Botti  da vino belle in mostra  per servirsi di san Giovese locale  senza misura alcuna.  E la grappa????  Bottiglia da litro modello Idrolitina ! 

Ho divagato , ma …

Ma quello che più alla fine mi è rimasto adesso ripensandoci, è proprio il ricordo di  quella sensazione leggera, di un vissuto sereno e satollo fra tante pedalate, ore di pedalate in bicicletta con mio figlio piccolo davanti nel seggiolino. Ore pomeridiane, a percorrere stradine fra campi di foraggio, erbette selvatiche miste, che ritrovavo nei “cassoni” ,  alberi del pesco , coi frutti quasi maturi, Poi capite perché lievitavo in quei mesi.  ero davvero serena, ero spensierata, ero me stessa, seppur piena di casini comunque. Il ricordo più vivo ve lo disegno così: “io in bicicletta. 😃 Mio figlio che ride e mi fa sbandare, noi  due soltanto,  fra le stradine e la provinciale, a passare sotto ponticelli pedonali microscopici, alle spalle il sole, e  io che  canticchio con voce stridula sempre  e solo  questa… 

E pensare che a me il Mister “Concato” non piace… per niente!! Ma questa e solo questa me la porto con orgoglio .

Tanto per restare in tema, la domenica io non faccio dieta, quindi la famosa lasagna lho infornata ! A poi e buon pranzo !!!

Acerba

Questa è ancora per me una domenica acerba. Deve maturare il mio risveglio e anche fuori è tutto di un colore tendente più al pallido invece di quel brillante che riflette sotto il sole. Darsi una mossa la domenica? No no ! Lascio fare al tempo. Mica voglio stravolgermi !

Vi vedo tutti pimpettanti! Ma come fate???? 😳

Bene… vi lascio un “buongiorno stropiccioso!”… a tra un po’ eh! Siiii che arrivo!!! 😊

Storia di tutti i giorni

Titolo:

“mi sono fatta una promessa”

Io ancora ti penso, ma solo quando la ragione si assopisce, e mi rallenta il fiato, lasciandomi così un varco aperto nell’immaginario ottico, sul soffitto illuminato da un ricordo

Mi vedo, camminare lenta, con quell’equilibrio scarso, che mi distingue sempre dai sicuri.

Guidata dall’eco d’un tempo, dal suo fare dolce e ammaliante e che in solitudine si dissolve come musica senza voce, mi avvicino al ciglio familiare di un burrone. Tu.

Eccola la linea di confine tra il mio cielo annuvolato dall’umore grigio, e il tuo essere sempre come un precipizio, fra lo scosceso il dirupato, assai ripido e profondo .

Eccola la linea da superare allora, e mi basta solo un’altro passo per guardare giù.

Così avvicino un po’ di più la mia curiosità affamata, spostando in avanti il corpo stanco, ma solo per vedere dalla parete che immagino ripida, laggiù cosa si cela ora.

D’improvviso tremo, vertigini mi prendono, lo stomaco mi si annoda come un cappio ben stretto al collo e la testa, quella la sento trafitta dagli spilli.

Tremo, e sento tanto freddo. Ho troppo freddo!

Senza ancora guardare giù, arretro piano e mi ritraggo come un riccio fatto a  palla, preso a calci da una ruota.

Mi allontano ancora ma solo di un’altro mezzo passo, metto in sicurezza la mia vista, ma ancora continuano i miei tremori

Sento addosso la Paura, la sento come abiti inzuppati di benzina nauseante pronta a darmi fuoco. La vedo davanti come graffi vivi inferti da un felino, come a provocare quell’indifferenza distratta dal dolore perché svelta mi allontani dalla tentazione.

la sento fin dentro le ossa la Paura, come quando la ragione vigile di me mi osserva, con disprezzo e cattiveria, ammonendomi a suon di botte, per la debolezza che con me sempre  si specchia.

Ho paura, paura  di andare avanti fino al ciglio e di sporgermi davvero, di vedere un cambiamento inaspettato al tempo non più in comune ma ormai diviso.

Ho paura, di un nuovo, che potrebbe esserci laggiù, e che mi coinvolga ormai nel niente.

Ho paura anche, di vedere rigogliosi prati d’erba appena nata, e ho paura pure, di scorgere dall’alto, vigneti pieni di  grappoli dolciastri e maturati al sole, pronti da mangiare per chi li ha colti.

Ho paura di vederne il fondo pieno d’ogni tutto ma non di pezzi fatti ancor di me.

Ho paura, di scorgere strade nuove, case pitturate e fresche, tutto un’altro vivere,di altre direzioni, che a me non concedono un’asilo, o un diritto d’appartenenza.

Nell’attimo acuto del dolore di quei pensieri sparsi come lava incandescente, il coraggio, del vedere ormai e comunque, una qualsivoglia realtà per me  visiva mi cattura e mi spinge avanti .

Poca spinta , uno, anche due passi in avanti  muovo, e gli occhi rigorosamente tengo chiusi.

Poi, sul ciglio che si sbriciola di sotto, al mio fermarmi a filo mi fa  allungare il collo per potermi mettere in osservazione , mentre piano le mie palpebre comunque  intimorite si aprono a fessura una ed una. Lo sento il desiderio di vedere ad ogni costo, fluisce il sangue forte fino in testa, ma non cedo al mio timore che sopraggiunge ancora.

Sto quasi per vedere un’ombra laggiù che piano prende forma, ma la mia  ragione d’un balzo si risveglia, trascinandomi con forza via da quel burrone, scaraventandomi per terra. 

Pulisco le mani e gli occhi dalla polvere, e come sempre alzandomi  tante e tante volte ormai da terra, focalizzo una promessa che mi sono fatta tempo addietro . In libertà lampeggia e a intermittenza..

“Basta… non guardare più!”ripete la mia voce fatta striscia . “Cate te lo sei promesso anche nel tuo sonno ingannatore … “non guardare più niente di quel che è ormai di lui, degli altri e del loro status.“

Cate.

E’ dura restare coerenti, e coi piedi ben saldi al pavimento, con se stessi a volte,  ma me lo son promesso. e le promesse io non le rompo! Manco davanti ad un mitra puntato ecco ! 

Ma faccio a cazzotti ogni santo  giorno, con quella  “me”, razionale, fredda e sempre più logica,  e  quell’altra  “me”, troppo emotiva,  contraddittoria e troppo troppo masochista, che ha sempre  bisogno di sapere, di vedere,  come sta lui, cosa fa lui , con chi sta, dove va..

Che fatica gente tenermi a bada!

Posso solo sperare che (il mio esserne sempre innamorata di Lui) prima o poi mi passi. 

ciao !unnamed