perchè “Il Veliero”

Se solo riusciste ad immaginare quante volte ho ascoltato una canzone, “Il Veliero” di Battisti-Mogol,  in questi ultimi due , tre mesi , fuggireste a gambe levate da questo Blog senza nemmeno pensare di tornarci. E nemmeno quante volte  ci ho fantasticato con la mia fervida immaginazione per trovare un senso seppur vago  alla mia vita di oggi.

Ogni santa mattina, per settimane, imperturbabile, e indifferente  perfino ai richiami  disperati  di mio figlio, sulla mia presunta e temporanea  “paranoica compulsivo patologica da forzatura”, e al peloso che disperato scappava da ogni parte in casa, mi alzavo dal letto come un’automa, mettevo sul fuoco la Moka,  collegando subito dopo la cassa portatile regalatami da Sergio, al mio lettore mp3

Senza alcun ritegno o freno da parte mia facevo  partire il mio “mantra” ipnotico quotidiano. (prima che si affacci la voce di Battisti nel suo brano Il Veliero  passano due e più interminabili minuti di basso e chitarra da  ipnotizzare perfino un sordo),

Faccio un passo indietro: quella sera del 27 agosto mi aveva portata fin a vedere l’alba del giorno dopo. Avevo le unghie rosicchiate fino alla carne, gli occhi gonfi per il pianto, la bocca che sapeva di fiele e lo stomaco dolorante.Che avevo fatto quella sera ? Io ero arrivata a mentire senza ritegno pur di salvare qualcuno.  Mi ero dimenticata di me, ma soprattutto delle conseguenze che avrei pagato a caro prezzo  su di me. Ma ormai lo avevo fatto, e conoscendomi nulla mi avrebbe fatto cambiare idea.

Dopo qualche giorno disperata ho iniziato a sperare in un segno, che mi facesse ridiscutere  la mia scelta radicale nel nome di un’amore, Si diventa agli occhi del mondo generosi, altruisti, coraggiosi, ma con se stessi … “Vili”

Niente, nessun segno. Dopo circa 10 giorni vani, ho iniziato a fissarmi sull’idea, che anche  Battisti Mogol poteva darmi sollievo.

Insomma, Battisti doveva per forza avere qualcosa che non trovavo da nessuna parte in quel momento difficile della mia vita. Cercavo stimoli  per distrarmi, non pensare, e in quel campo io non mi ero praticamente mai inoltrata profondamente. (io e Battisti spesso abbiamo fatto a cazzotti  ad eccezione della “La Collina Dei Ciliegi” ). L’ho vissuta, questa smania, come una conseguenza punitiva da una parte, ma stimolante dall’altra. Possibile?  Eccome.

Devo dire che una delle cose di cui sono grata al mio Mentore è l’avermi acutizzato la curiosità e  iniettato dosi massicce di pazienza.  Non cercavo un Testo in cui trovarmi ma…  La Musica! E così, dopo l’ascolto di 3/4 della sua discografia che mi uccideva sempre di più… (sarò strana lo so bene ma non mi piace !) L’ho trovata !

Album: Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera
Data di uscita: 1976 
La musica del brano “IL VELIERO”

Per quasi due mesi tutti i santi giorni più volte al giorno in casa, fuori, con le cuffie, senza cuffie  “Il Veliero” come un nastro che si riavvolgeva e ripartiva continuamente, mi stordiva. Una mattina io il Veliero l’ho davvero visualizzato dentro di me.

Di punto in bianco quella domenica di fine agosto io o rinunciato a tutto. Ad un sogno,  ad un progetto di vita , ad un’amore  allontanato con premeditazione (mentendogli) per le avversità (lo schifo) che mi hanno colta senza preavviso.

La Paura di un ennesimo  “fallimento” mio

non posso reggerla. Meglio rinunciare.

Non voglio condannare nessuno alla mia vita.

Ho preso coraggio. Mi sono convinta. Ho iniziato a rassegnarmi sempre di più  per ogni giorno di silenzio ricevuto  che passavo aspettando comunque. Ho fatto la cosa giusta per noi.per me, Lui, mio figlio, tutto. Ho iniziato a ripetermelo ogni santo giorno , pur aspettando qualcosa che non aveva una ragione di esistere più. Alla fine, non ho più ascoltato quella canzone. Non ho più aspettato un segno. Il Veliero era  diventata parte di me,in  ogni nota, di basso, di chitarra, di batteria di parole…  Così mi sono imbarcata mentalmente sul mio Veliero,  e ho iniziato a navigare sola nel mio  mare, a volte in tempesta, a volte calmo, per ritrovare in solitudine, almeno qualche briciola di fiducia nelle mie possibilità, per  condurre comunque una vita, seppur difficile, ma pur sempre una vita.

P.S. La chitarra… è del grande Ivan Graziani … 🙂

21 pensieri su “perchè “Il Veliero”

    1. "Perseide"

      Ho sempre avuto l’immagine di un veliero davanti agli occhi come il mezzo più idoneo per me di andare avanti nel bene come nel male nella mia vita. Ora nel tempo ho trovato anche la musica che lo accompagna fra le onde … 😊

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    2. "Perseide"

      sarà meglioo che vada a scoprire il tuo… romanzo avvocatolo… a volte l’empatia fra sconosciuti mi sorprende… non lho letto nemmeno sapevo della sua esistenza 😦 se mi passi il titolo… vedo come procurarmelo… 🙂

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    3. Lo specchio dell’angelo perso. Lo trovi su Ibs o nelle librerie. Non so di dove tu sia… ma se il 3 dicembre alle 11 ti trovassi a Roma potresti venire a prenderlo da me eheheh lo presento alla libreria Mondadori di via del Pellegrino

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    4. "Perseide"

      Milano… tranquillo io e Ibs siamo amici di vecchia data e se presenti ad una Mondadori, il tuo libro…stai pur certo che lo trovo anche in libreria qui 🙂

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    5. Ti lascio un pezzo per farti capire quanto mi ha colpito quel tuo post che sembra scritto per me!:

      “Sorrideva, lo sapevo: anche se era
      in ombra, anche se era troppo lontano, mi sentivo tirare gli angoli della bocca. Era forse la risata isterica di un pazzo?
      Chi altri poteva governare un veliero lungo le coste senegalesi, con addosso una felpa? Risposi al saluto e gli chiesi dove stesse andando. Si portò le mani alle orecchie, così
      urlai più forte. Sembravamo vecchi amici. Lui fece rotare il polso, la mano chiusa a pugno tranne l’indice che dondolava indicando proprio me. Stava venendo da me. L’avevo
      già intuito da come agitava i ceppi. Non osavo pensare a che razza di ciurma fosse, quella in cui aveva intenzione di arruolarmi. Perché, sul fatto che volesse arruolarmi, non nutrivo alcun dubbio. Sfiorai la mia pelle per assicurarmi
      che i miei occhi stessero funzionando. Tornai a puntare il mio sguardo sul nocchiero, ma era sparito. Poco oltre il bordo, notai delle bolle. S’era tuffato! Stava venendo a nuoto.”

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    6. No Perseide, purtroppo su Milano benchè ci abbia vissuto 15 anni non riesco a trovare “agganci” che mi consentano di fissare una data in una dlele mille librerie 😦 Ma ci sto lavorando!

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    7. "Perseide"

      Secondo me… Per come ti poni Mondo Offeso ci penserà. Anche se l’altra è più alla mano. Va e curiosa. Scrivi e telefona. Fa quel che si deve fare quando di entra senza troppe speranze. Io ordino il tuo libro. Non tanto per le sfumature comuni evidenti ma perché per quelle poche righe mi ha fatto capire che devo provare a salire lasciando che le tue vele di parole mi portino alla scoperta di terre letterarie ignare a me 😊 fammi sapere!

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    8. Se leggi la sinossi c’è da rimanere davvero stupiti… parlo di ricerca, di attesa, di profondità interiori… di velieri che diventano reali… fatti un giro, vedrai se non ti viene la pelle d’oca! 😉

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  1. ps aggiungo la sinossi… dimmi tu se non sembra tratta dal tuo post!

    “[….] le loro voci si intrecciano a quella di Vittoria, pittrice con una visione del mondo originale che si riflette nei suoi quadri rendendoli incomprensibili. Nelle sue tele, qualcosa sembra chiamarla, mentre scende in luoghi di sé ignorati e si rapporta con fatica a un padre intermittente, una madre ossessionata dal controllo e sempre sull’orlo di perderlo, un fratello violento e primitivo, e due amici che condividono il suo eremitaggio su un isolotto a largo di Dakar. Mentre tratteggia paesaggi umani, Vittoria è dominata dalla paura che la sua riservatezza venga violata e per affermare il suo talento affronterà sua madre e gli impietosi paragoni con i capolavori del fratello. Il suo è un viaggio d’attesa ma nei suoi quadri un veliero si avvicina sempre più costringendola ad aprire gli occhi su un mondo che ha perduto tutto ciò che è altro. E forse, quando sarà quasi a casa, Vittoria non troverà sé stessa, ma tutto il resto che aveva perduto.”

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