Blues urbano

Questo venerdì sarebbe  tutto da ridimensionare… ma il tempo è poco e al massimo riuscirei a dare una “spolveratina” alle “falde” del mio venerdì appenninico. Un venerdì da ondulazioni emotive e sussulti paranoici, di quelli da 7.2 del caro Charles Richter(il Mercalli mi stava più simpatico!)

Mi sento di  dividermi lentamente  in due sempre più, di allontanarmi da saldi pensieri e scelte ben ponderate…  per congiungermi con delle estremità opposte a me  cercando di creare appositamente un lago profondo e nebuloso…  dove immergermi dentro senza emergere più. Nebuloso… ma il lago può anche essere nebuloso? il lago è profondo, insidioso, calmo  minaccioso ma nebuloso…  

Oscura e profonda, nebulosa era la valle infernale  di Dante,e così, anche  il lago che si fa spazio nel mio essere interiore  può esser nebuloso, nebbioso, come questo venerdì ormai consumato.

a poi… ❤

slow-revival

 

L’eco di questa canzone dei The Lucksmiths  rappresenta quello che è per me questo venerdì di ottobre pieno.

L’aria è fredda e bagnata, il cielo ricorda la farina andata a male, e  in casa  c’è un umido che trapassa le ossa. Nemmeno il maglioncione pesante addosso  sembra dare calore.

Malinconia,  per tutte le cose di questo giorno che sento pesanti comunque, e seppure mi scivolino ai piedi come sassolini che rotolano senza tempo e modo, hanno  una melodia che mi abbraccia  malinconicamente, ma è  di quella pacifica.

Sto  passando questo pomeriggio nostalgico per questa mattina… Rientrando dalla mattinata nebbiosa della periferia, col naso appiccicato al vetro del bus, ho immaginato le luminarie imminenti, e il Natale… un’altro, in solitaria emotività. In solitario affetto. 

-“vorrei venire con te, ma non ho il biglietto…”

-“L’ho preso io…”

-“Mi hai letto nel pensiero?”

-“No, io ti amo davvero”

 

Non mi appartengono, Nemmeno frasi di un ricordo, o forse si.

Se mai fosse, sono parte di una vita, e sono belle da sentire  fra l’eco che si disperde in lontananza.