riti e gestualità

Per la malattia di mio figlio a detta sua sono una madre si, ma inadeguata. Non ci si fa mai il callo ad un pensiero simile. A sacrificio mi sono fatta spazio fra l’ansiolitico che prende per tre volte al giorno, e il suo modo discontinuo di somministraselo. Il resto si arrangia da solo ma “quello”se non preso regolarmente crea un baratro emotivo e comportamentale suo, da crisi toste ( lo sapete). Difficile mi scordi di dargli la dose ma stamattina √® successo. Solito caos organizzativo per andare al day Hospital.

Rientrato, accompagnato da suo padre al portone, (non esce pi√Ļ da solo, diventa difficoltoso il riuscire a fare un tragitto normalmente. Si blocca resta impantanato fra i suoi pensieri e bisogna recuperarlo o sta per ore fermo in quel punto ) mi sono attivata per dargli il farmaco scusandomi.

Voleva farlo da solo ma ho insistito, per me √® una sorta di rito. Un modo per guadagnare quella adeguatezza che a quanto pare non ho. Almeno quello lo so fare mi dico, e gli dico. Stava nascendo una discussione sulle sue di ritualit√† e gestualit√† che sono patologiche. Il fatto di dire ” come fai anche tu , crea confusione e preconcetti.

√ą difficile questa patologia. Non sai mai come fare, come muoversi, come affrontare una cosa semplice come un rito , gesto continuo e benevolo, che si trasforma in “complicazione”.

I miei di riti...

Guardo una foto tutte le mattine di due persone che si danno un bacio con alle spalle il Castello Sforzesco di Vigevano… per non dimenticare un giorno felice. A volte mi smarrisco nelle mie nebbie per andare avanti. A volte √® come non fossero mai esistiti questi otto anni discontinui. A volte sento il dolore che si allontana e mi spavento. E a volte sorrido ad un gesto o una parola che rimbomba e scoppio in lacrime. Ecco la “complicanza”… il vuoto dentro.

Io esistevo. Per non perdermi apro l’armadio e tocco la sua camicia bianca da lavoro ancora appesa da stirare, la indosso, me la abbraccio un gesto che mi rincuora, e vado avanti. L’ho vissuto quel tempo. Non l’ho sognato.

Ma √® cambiata la mia vita, non ho rimpianti. Un po’ forse tanta malinconia. Devo fare la madre… inadeguata ma devo fare solo quella.

semplicemente “Daevid Allen”

GOOD MORNING!

Questo √® un piccolo “tesoro” , √® da tenere nel taschino nascosto della giacca. Da accarezzare nei momenti di grande freddo dell’anima adulta e travagliata, per sentirsi in un mondo di fiabe, un ritorno all’infanzia bambina, quando tutto era pi√Ļ facile e leggero..

Daevid Allen¬†e¬†Gilli Smyth¬†abbandonano i¬†Gong¬†nel bel mezzo del tour del 1974, e lo fanno¬† nel momento in cui viene¬† pubblicato l‚Äôultimo atto della trilogia di Radio Gnome, “You“(se volete ascoltare cliccate sul link).

Mentre gli ex compagni¬† vengono¬† seguiti da¬†Pierre Moerlen, se non altro¬†per esigenze contrattuali da rispettare con la¬† casa¬† discografica¬†Virgin, (e onestamente lo stampo “fusion” di quel periodo a me non piace molto),¬† Allen e Gilli, colgono l’occasione e vanno a vivere in Spagna vicino Maiorca, in campagna. Girando nei vari locali del territorio esibendosi stile “happening poetici” , un giorno incontrano una band del luogo gli¬† Euterpe, (non c’√® traccia di loro!),¬†gruppo musicale spagnolo , dalle poche composizioni originali, ma da una¬† fama¬† locale pari ai¬†¬†Jethro Tull quando pubblicarono¬† l’album¬†Thick As A Brick¬† nel 1971¬†¬†(attenzione!!! quell’album venne considerato uno degli lavori¬† pi√Ļ importanti della storia del movimento rock progressivo).
Da questo incontro¬† viene concepito nel 1976¬† ”¬†Good Morning!”¬† Interamente registrato in casa di Allen , che lui chiama scherzosamente¬†¬†“Bananamoon Observatory“. Un album¬† di sola acustica, senza l’uso della batteria, con la sezione proto-ambient, che vede¬†Gilli Smyth,¬†protagonista assoluta. Registrato tutto¬† con¬†¬†due registratori a bobine¬† e… messo sul mercato¬† ancora dalla Virgin.

In una intervista¬† Allen disse che era entusiasta di quella nuova formazione musicale, in quanto, con i Gong, era riuscito ad andare nel tempo¬† ‚Äúin overdose di assoli‚ÄĚ . e questa cosa lo aveva motivato ad andarsene.

Sapete una cosa?

Questo album insieme ai¬† Euterpe¬† √® quanto di pi√Ļ delicato Allen abbia mai concepito¬† secondo¬† me. E’ come un¬† inno all‚Äô infanzia,¬† fra musica celtica e flamenco, folk e prog. L‚Äôeffetto complessivo √® certamente straniante.¬†Ascoltarlo¬† √® come vedere riflesso in ogni pezzo lo stato d’animo rilassato di Allen uscito dallo stress, causato anche dall’industria discografica.